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Amore e guerra tra sessi

L’amore ai tempi della riproduzione sessuale: infanticidi, tossicità e geni imprinted. Una vera e propria guerra tra maschi e femmine!

{Nell’immagine in evidenza, Marte disarmato da Venere di Jacques-Louis David, 1824}

Cos’è il sesso? Cosa succede al nostro corpo quando ci innamoriamo? Esistono delle differenze cerebrali fra maschi e femmine? E’ possibile riconoscere una persona omosessuale dal suo cervello? Quant’è realmente romantico l’amore che possiamo provare per un’altra persona? In questa nuova rubrica cercheremo di fare chiarezza su tematiche abbastanza complesse e di eviscerarle nel modo più limpido possibile per comprendere diversi aspetti illuminanti e curiosi. Quasi tutto il contenuto di questa rubrica è stato ricavato dalle lezioni universitarie del Professor Robert Sapolsky, con qualche eventuale integrazione da testi universitari e divulgativi.

Siamo arrivati all’episodio conclusivo di questa rubrica. Abbiamo affrontato svariate tematiche nel tentativo di fornire una maggiore comprensione scientifica della sessualità nell’uomo e nel regno animale. Essere consapevoli del modo in cui, attraverso il linguaggio scientifico, vengono modulati i nostri atteggiamenti può essere importante per vivere serenamente la sessualità e la vita di tutti i giorni per ciò che sono, ossia parte del flusso delle cose del mondo. Nascono, a volte creano dei turbamenti, ma poi si spengono proprio come tutto il resto. Ed è la ragione per cui, data la natura dell’uomo e le imperfezioni che essa comporta, spesso è inutile accanirsi contro determinati scenari che non vanno come vorremmo.

Guerra tra sessi negli animali

Cosa si intende per guerra tra i sessi? Il centro dell’argomento riguarda proprio la riproduzione: nella maggior parte dei casi, nel regno animale, l’istinto riproduttivo che porta alla comunione tra i due sessi costituisce anche un elemento in cui si declina un conflitto di interessi.

Facciamo un esempio concreto. Immaginiamo di essere immersi nell’afosa savana africana. Un leone single, spinto dai bollenti ardori, decide di lasciare la sua dimora alla ricerca di una femmina con cui accoppiarsi. Al termine un lungo viaggio si imbatte in una leonessa il cui marito è stato ucciso dai bracconieri, da altri animali o da un altro leone nel corso di un acceso diverbio. Il nostro amico è in procinto di avvicinarsi a lei ma, a un certo punto, intravede tra i fili d’erba qualcosa che non gli piace: dei cuccioli.

Tra i mammiferi l’allattamento inibisce l’ovulazione. Questo significa che fino a quando ci sono dei cuccioli da allattare, le femmine non saranno disponibili per accoppiarsi, ed è la ragione per la quale animali come i leoni e i leopardi spesso cercheranno di uccidere i cuccioli già nati delle femmine con cui intendono riprodursi per garantire la diffusione dei propri geni. Per ovvie ragioni alla femmina conviene conservare e crescere la propria prole piuttosto che affidarsi al primo che passa, peraltro l’assassino dei suoi figli.

Facciamo un altro esempio di questa guerra. I moscerini della frutta (Drosophila melanogaster) sono poligami, si accoppiano con più individui della stessa specie ma il loro seme contiene delle tossine che uccidono lo sperma di altri maschi.

Dove passa Attila non cresce più l’erba

Nel momento in cui si accoppiano i moscerini della frutta cancellano il “passaggio” di altri individui maschi. Queste tossine risultano essere dannose anche per la salute delle femmine, che ne viene minata gradualmente; ciò lascia intendere che i maschi vorrebbero che i figli sopravvivessero anche a scapito della fertilità e del benessere femminili. Ad ogni modo le femmine, per adattarsi, hanno iniziato a produrre un’antitossina. E’ chiaro che negli esseri viventi queste produzioni implicano un dispendio di energia, e nelle specie rese geneticamente monogame dopo 40 generazioni la produzione di tossine e antitossine cessa. Che dire, letteralmente un amore tossico!

Geni imprinted

Ma la guerra inizia ancora prima della nascita. I geni imprinted sono dei geni il cui contributo proviene in modo specifico da un genitore e sono quindi caratteristici del sesso. Negli esseri umani sono circa 200 su un totale di 30.000. I geni imprinted del padre favoriscono una crescita maggiore della placenta, mentre quelli trasmessi dalla madre contrastano questa esuberanza. Nel 1989 David Haig, un evoluzionista di Harvard, suggerì che i geni imprinted, compresi quelli umani, fossero la ragione della competizione fra sessi.

Come sappiamo il concepimento, e di conseguenza anche la gravidanza, sono determinati dall’unione tra il maschile e il femminile. I tentacoli della placenta, durante la gravidanza, dirottano i nutrienti materni verso la creatura che si sta sviluppando. I geni trasmessi per via paterna premono per invadere più aggressivamente i tessuti sanguigni della donna a favore di uno sviluppo maggiore del feto, e questo naturalmente a discapito della donna stessa.

Esistono malattie rare derivanti da geni imprinted soppressi. Nel momento in cui il contributo genetico paterno diventa troppo debole, la componente materna atta a contrastare la crescita del bambino rimane priva di opposizione. In questo modo la placenta non può invadere l’endometrio e il feto non ha alcuna possibilità di crescita. Viceversa, se viene a mancare l’opposizione femminile, la crescita della placenta si trasforma in un cancro notevolmente aggressivo, chiamato coriocarcinoma. Un autentica guerra resa possibile solo dall’equilibrio delle parti. I geni imprinted maschili sono gli stessi che spingono i neonati a succhiare il latte materno, e questo costituisce un’accelerazione dello sviluppo a spese delle calorie che la madre consuma per la produzione di latte.

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