Bansky: quando l’arte incontra l’incognito
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Tutti lo conoscono, ma nessuno sa chi è davvero: Banksy vive attraverso le immagini che disegna su qualsiasi superficie edificabile, sempre vestito di nero e con un cappuccio in testa per mantenere costante l’alone di mistero che lo circonda. Le sue opere vertono su temi sociali, politici, ma anche etici.
Note introduttive
Quelli di Banksy non sono semplici disegni su un muro: egli infatti è un esponente della cosiddetta guerrila art o post-graffiti e usa il mezzo della satira per rappresentare la sua denuncia nei confronti di alcuni temi attuali come la povertà della condizione umana (tema generale), ma anche la guerra, lo sfruttamento minorile, la manipolazione mediatica e il maltrattamento degli animali -tra gli altri-.
Stile personale
Contrapponendo l’importanza e il peso dei temi trattati, Banksy vuole arrivare allo spettatore in modo chiaro e diretto. Per questo motivo, egli punta su uno stile brillante e piacevole, abbellendo anche (in alcuni casi) il muro o la parete scelta. Sono anche importanti i soggetti dei suoi graffiti: animali (scimmie, topi -i suoi celebri rats-, gatti…), così come persone (poliziotti, bambini, membri della famiglia reale..). L’intento dell’autore è quello di rendere le sue opere simili ad una pubblicità: fruibile e comprensibile da chiunque, anche dai bambini. In questo modo, diventa inevitabile fermarsi per osservare e farsi delle domande.
Un altro elemento da tenere in considerazione è l’assoluta non banalità della scena rappresentata, con ironia e paradosso come parole chiave: quelli che potrebbero essere considerati elementi dissonanti sono ciò che in realtà rafforza il messaggio ironico e sovversivo.
Tra le tante opere di Banksy, si può prendere come esempio la parentesi dell’artista in Cisgiordania: qui, infatti, si trova il famigerato muro che separa appunto la Cisgiordania dallo stato d’Israele ed essendo ciò contrario al diritto internazionale secondo l’Aia, possiamo trovare lungo il perimetro del muro un totale di 9 opere. Esse rappresentano bambini che cercano di superare questa barriera, di passarci oltre: lo fanno (o meglio, provano a farlo) attraverso dei palloncini o con paletta e secchiello. Quando non riescono, sono costretti a osservare il paesaggio creato da Banksy all’interno degli squarci immaginari creati con la notissima tecnica del trompe-l’oeil.
Impegno sociale
Oltre a voler portare e tramandare un messaggio chiaro, Bansky non è nuovo alle incursioni nei musei sempre in segno di protesta per denunciare la “mercificazione dell’arte e il feticismo collezionistico: spiccano in questo senso -tra le altre- le installazioni presenti nel Brooklyn Museum e nel Metropolitan Museum of Art, entrambe rimosse dopo poco tempo, ma anche Tesco Value Tomato Soup all’interno del MoMa.
Sempre nell’ottica della denuncia sociale, l’artista si spostò a Venezia: siamo nel 2019 nel periodo coincidente all’inaugurazione della Biennale d’arte. Questa volta il nostro artista sceglie come tema la politica anti-migratoria messa in atto dal governo italiano, per la quale molti bambini sono morti in mare: non a caso il protagonista in questo caso è proprio un bambino, rappresentato a filo d’acqua, indossando un giubbotto di salvataggio e tenendo in mano un razzo segnaletico alzato verso il cielo. Non è nemmeno un caso che il murale si trovi nel canale che costeggia la sede dell’università Ca’ Foscari (e sfocia successivamente nel Canal Grande). Venezia fu anche il teatro di una performance art messa in atto da Banksy, unitosi alle proteste dei comitati che chiedevano a gran voce di non far più transitare le navi da crociera nel bacino di San Marco. Proprio per questo motivo, il tutto venne chiamato “Venice in oil”: sia per specificare la tecnica utilizzata, sia per portare alla luce l’inquinamento ambientale causato proprio dal transito delle grandi imbarcazioni.

Murale dedicato alla protesta contro l’abbandono dei migranti in mare (Venezia)
Tecnica artistica
Bansky non si contraddistingue solamente per la particolarità delle sue immagini, ma anche per la tecnica con cui ha scelto di rappresentare le sue trasposizioni, ossia lo stencil. La scelta di questa tecnica, diventata via via sempre più popolare grazie a lui, si è resa necessaria e utile soprattutto per la rapidità d’esecuzione (ed evitare l’intervento delle forze dell’ordine): basta infatti spruzzare una o più bombolette negli spazi vuoti di una sagoma precedentemente disegnata, preparata e ritagliata e il gioco è fatto.
Anche se forse non sapremo mai dare un volto a questo artista, le opere cariche di messaggi permarranno ben chiare sui loro luoghi di creazione.

Sono Sara, studentessa di lingue e culture per il commercio internazionale presso l’Università di Verona. Amo scoprire nuove culture e tradizioni attraverso il viaggio, grazie al quale mi sono appassionata alle lingue straniere, ed in particolar modo all’inglese e allo spagnolo. Tra le mie passioni figurano la danza e il canto, due discipline che mi accompagnano sin da piccola e attraverso le quali riesco ad esprimere me stessa, così come la lettura di libri, trascorrere il tempo ascoltando musica e guardare film e serie TV. Uso inoltre la scrittura (creativa e non) come valvola di sfogo per fuggire dalla realtà quando mi ci sento intrappolata. Se mi chiedessero cosa è per me la comunicazione al giorno d’oggi potrei tranquillamente dire che è uno dei vettori su cui si basa la società moderna, ed è perciò di fondamentale importanza veicolarla correttamente