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Barbari al confine

La storia non si ripete mai. Ma l’eccessiva burocrazia e l’assenza di una potente narrazione accomunano il tramonto dell’antica Roma e della nostra civiltà.

Roma è l’unica città ad aver raggiunto il milione di abitanti prima dell’Ottocento. I migranti (in prevalenza schiavi e liberti) provenienti da Asia Minore, Siria, Africa, Gallia e Spagna fecero di essa il primo centro urbano e cosmopolita della storia. Erano la forza, il flusso di energia che alimentava la civiltà in cui i filosofi facevano sì che la coscienza di sé crescesse, e gli spettatori al Colosseo osservassero il macabro spettacolo di criminali, schiavi e cristiani dati in pasto ai leoni. Per quanto riguarda le infrastrutture, stradali ad esempio, dovremo attendere il secondo dopoguerra per averne di eccellenti quanto quelle costruite durante l’Impero Romano.

Anche l’imperatore Augusto si troverà a far fronte ad un calo demografico nell’ antica Roma. E la tentazione di assimilare le invasioni barbariche che segnarono il tramonto dell’impero romano alle attuali migrazioni è davvero forte. In realtà la storia non si ripete mai. Quello che accade oggi nell’ intera civiltà occidentale è accaduto in scala molto più circoscritta quasi due millenni fa.

Purtuttavia, la storia fa spesso la rima con se stessa. Tacito denunciò “troppe leggi, troppa corruzione”. Appare evidente che nel Medioevo si ebbe un’evoluzione positiva nella produzione del diritto, più fondato sulla consuetudine e meno sulla burocrazia. Ancora oggi diversi villaggi montani si reggono sul Commons collaborativo e sulla consuetudine. Grazie ad un controllo sociale evidentemente più agevole rispetto a quello realizzabile in una società cosmopolita. Dove, nonostante gli impressionanti sforzi e progressi, fu difficile promuovere un progresso autentico della coscienza umana. E’ altresì curioso osservare la frequenza di separazioni e divorzi, nella parentesi dell’antica Roma, ed oggi. D’altro canto “corruzione” significa anche “cuore infranto”. Più in generale, la corruzione mina la fiducia, il sentimento più prezioso che possiamo coltivare.

Per risolverla, non è sufficiente lavorare solo sull’etica delle persone, bensì anche sulla “macchina” che produce le leggi. Se Gesù ha davvero sentenziato “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, l’aforisma è di certo valido dalla notte dei tempi. L’alba dell’era della biotecnologia ci invita ad empatizzare anche con altre specie. Le trappole per topi, mentre vediamo i nostri lontani parenti rimanervi imprigionati, ci ricordano quanto siamo fallibili.

Anche nell’antica Roma, molti individui si trovarono improvvisamente alla deriva, soli e privi di identità in un ambiente densamente popolato e svincolati dai legami di origine. E’ in questo modo che si creò lo spazio per una nuova potente narrazione capace di reinterpretare il significato dell’esistenza. Per la prima volta venne detto che esiste un solo Dio universale e che ogni individuo, indipendentemente dalla propria condizione, ha accesso al Signore. Ora ognuno diventava personalmente responsabile della propria vita – indipendentemente dalla collettività – e autorizzato da Dio ad avere una relazione personale e diretta con lui.

La scienza offre lenti sempre più evolute per permettere all’ uomo di osservare l’universo. Albert Einstein ha appurato l’esistenza di un infinito, di uno spaziotempo oltre l’atmosfera. Nonostante la contro-narrazione dell’allunaggio, la Luna ci ricorda quanto è rara e preziosa la vita sul nostro pianeta, unico per dimensioni a possederne una. Se ai tempi di Costantino vennero poste le basi per la fiducia nella Chiesa, l’umanità odierna pone un’elevata fiducia nella tecnologia. Il nostro rapporto con gli smarthphone è lì a dimostrarlo. In tutto questo non dovranno mancare i doverosi indizi di fiducia nella scienza.

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