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Bias cognitivi

Bias cognitivi ed euristiche: gli inganni della mente

Nella vita quotidiana, prendendo decisioni complesse e veloci, la nostra mente può trarci in inganno. Ecco cosa sono i bias cognitivi e come evitarli.

In un mondo caotico e complesso, ricco di dati e informazioni da elaborare, riconoscere e categorizzare velocemente per poter sopravvivere, l’uomo ha necessariamente dovuto sviluppare alcune strategie che gli permettessero di muoversi all’interno di esso utilizzando la minor quantità possibile di risorse, fisiche e mentali, per raggiungere i propri scopi o anche solo per interpretare l’universo che lo circonda. Queste strategie prendono il nome di euristiche cognitive, concettualmente teorizzate da Herbert A. Simon ma il cui studio approfondito è stato poi portato avanti da Amos Tversky e Daniel Kahneman. Queste scorciatoie possono portare però a degli errori, che prendono il nome di Bias cognitivi.

Le euristiche cognitive hanno quindi lo scopo di permetterci di esprimere giudizi inferenziali complessi racchiudendone il ragionamento alla base dentro schemi semplici, veloci e familiari. Se da una parte le euristiche godono di semplicità e velocità di elaborazione, dall’altra soffrono però della poca precisione in relazione ai dettagli unici dei casi specifici portando anche a facili errori.

Il problema non è quindi rappresentato dalla presenza delle euristiche, poiché senza non riusciremmo ad interpretare l’immensa mole di informazioni che riceviamo ogni minuto della nostra vita, ma una loro eventuale rigidità e persistenza. Vediamo quindi quali sono le principali euristiche e bias cognitivi che ognuno di noi utilizza nella vita di tutti i giorni.

Euristica della disponibilità

La percezione di probabilità che si verifichi un evento o l’interpretazione ad esso data viene influenzata dalla facilità di recupero delle informazioni a esse relativo. Ad esempio, sentendo spesso al telegiornale notizie di incidenti d’auto verrà automatico sovrastimare questi come causa di morte rispetto a “killer silenziosi” che fanno meno notizia come le ischemie, prima causa di morte al mondo.

Euristica dell’ancoraggio

Nell’assegnare un valore a una quantità ignota questo sarà fortemente influenzato dalla prima informazione che ci viene presentata in merito, anche se irrilevante, che viene definita ancora. Tversky e Kahneman chiesero a degli studenti di dire quante nazioni africane fossero presenti all’interno dell’ONU. Prima della domanda agli studenti venne chiesto di far girare una roulette truccata che si fermava solo sul 10 e sul 65 e di scrivere su un foglietto il numero uscito. Le risposte avevano rispettivamente una media di 20 e di 45 in base al numero uscito.

Bias di conferma

Forse il più conosciuto tra tutti i bias, è la tendenza a conservare in memoria e a ritenere rilevanti solo quelle informazioni che vanno a confermare le nostre credenze di base. È su queste che vengono infatti elaborate la maggior parte delle interpretazioni relative al mondo circostante e vengono costruiti i sistemi di valori che ci accompagnano per tutta la vita. Siamo così portati a difenderle e rafforzarle il più possibile spesso contro le evidenze che dovrebbero invece portarci a cambiare.

Illusione della frequenza

Appresa una nuova informazione o avvenuto un determinato evento la frequenza percepita di avvenimenti relativi ad esso ci apparirà più alta a causa della maggiore rilevanza che viene data a quel tipo di stimolo. Sentita per la prima volta una parola strana può capitare poi di leggerla ovunque, appresa l’esistenza di qualcosa si inizierà a vedere questa cosa più spesso e così via.

Euristica della rappresentatività e Valutazione Congiunta

In una situazione di incertezza, nel dare una valutazione probabilistica di un evento o di una situazione, tendiamo ad avvicinare l’oggetto della valutazione a un archetipo conosciuto. Questa euristica si accompagna spesso al bias della valutazione congiunta, ovvero al ritenere più probabile la presenza di due fattori congiunti rispetto alla presenza dei singoli fattori. A degli studenti viene presentata la descrizione di Linda, studentessa di filosofia senza peli sulla lingua, attiva politicamente. Quando gli studenti dovettero valutare la probabilità che Linda rispecchiasse determinati ruoli tratti da una lista, indicarono come più probabile che questa fosse “Commessa E femminista” piuttosto che solamente “Commessa”. Ovviamente questo va contro ogni teoria e legge della probabilità, ma la valutazione era stata influenzata dalla descrizione presentata prima che la avvicinava all’archetipo presente nella mente degli studenti.

Regressione verso la media

Non una vera euristica, ma sicuramente qualcosa da tenere in considerazione per evitare errori grossolani di valutazione. Un istruttore di aviazione, convinto dall’esperienza che questo fosse un metodo funzionante, tendeva a rimproverare i piloti che facevano peggio del solito senza lodare chi invece otteneva risultati migliori. La motivazione riportata da questo è che i piloti lodati nelle volte successive andavano peggio, quelli rimproverati andavano invece meglio. Questo effetto è in realtà puramente statistico e completamente scollegato dall’istruttore. In una serie ripetuta di eventi in cui uno di questi si pone in maniera estrema sopra o sotto la media, l’evento successivo tenderà infatti ad avvicinarsi alla media. Un pilota che ha fatto eccezionalmente bene tenderà quindi ad avere un risultato peggiore e uno che ha fatto eccezionalmente male tenderà ad avere un risultato migliore.

Queste sono le principali, ma non uniche, scorciatoie che la nostra mente prende nel valutare una situazione sconosciuta in maniera veloce e poco impegnativa. È inevitabile che ognuno di noi cada in qualcuno di questi bias cognitivi ogni tanto, ma anche solo conoscerli può portare ad una maggiore auto-consapevolezza nelle valutazioni che quotidianamente dobbiamo svolgere.

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