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Aprile 3, 2025

Cambiamenti invadenti

4 min read
Vediamo come la presenza di specie invasive o aliene può essere messa in relazione con i cambiamenti climatici sul nostro pianeta.

La presenza di specie invasive in un determinato ecosistema è una minaccia per l’integrità dell’ecosistema stesso. Nel momento in cui un sistema in equilibrio subisce un’alterazione importante si possono scatenare diversi meccanismi che mirano a ripristinare l’equilibrio perso. Certo, le specie invasive sono sempre esistite, è normale che una specie possa spostarsi da una zona all’altra o ampliare il proprio areale. Il problema è che oggi i cambiamenti indotti da questi spostamenti devono essere messi in relazione con altri dovuti all’impatto dell’uomo. Dato che Homo sapiens ha colonizzato praticamente l’intero pianeta, modificando l’ambiente a proprio vantaggio, i cambiamenti imprevisti o indesiderati possono diventare un problema.

Cos’è una specie invasiva?

Si parla di specie invasiva quando abbiamo un gruppo di organismi viventi, appartenenti alla stessa specie, che colonizzano con successo un’area geografica in cui non erano presenti in precedenza. Abbiamo, quindi, una specie invasiva quando troviamo in un posto una specie che prima non c’era e che sembra trovarsi piuttosto bene nella nuova casa.

Come si spostano le specie?

Cominciamo a dire che non tutte le specie che si spostano riescono a colonizzare con successo un nuovo ambiente, anzi spesso dopo un breve periodo di permanenza scompaiono. Le specie che diventano invasive hanno alcune caratteristiche comuni: tollerano una varietà di ambienti, hanno periodi di riproduzione brevi, gli esemplari giovani diventano adulti velocemente e possono coprire lunghe distanze. In generale lo spostamento può essere suddiviso in due macrocategorie: naturale e artificiale. I semi di una pianta possono disperdersi con il vento oppure restare appiccicate alle ruote di un’auto. Un piccolo roditore può viaggiare per chilometri alla ricerca di un posto in cui nidificare oppure può essere importato come animale da compagnia. A loro volta le introduzioni artificiali possono essere accidentali o volontarie. Quando trasportiamo una nuova specie di ragno all’interno delle cassette di frutta esotica in un paese si parla di introduzione accidentale. Quando portiamo volontariamente una specie in un nuovo ambiente per rispondere a qualche necessità e poi questa si riproduce a dismisura parliamo di introduzione volontaria. È il caso dell’introduzione del coniglio domestico in Australia.

Quale relazione con i cambiamenti climatici?

In un mondo già minacciato dai cambiamenti climatici è più probabile che le specie riescano a stabilirsi con successo in una nuova area. Questo si verifica perché i cambiamenti climatici sono già un fattore di stress per gli ecosistemi, in altre parole c’è già qualcosa che non va. E se un ecosistema è sotto stress ha maggiori difficoltà a reagire a nuovi stimoli negativi. È un po’ come avere il raffreddore e beccarsi subito dopo la gastroenterite; se siamo già debilitati dalla prima malattia, la seconda colpisce duro. Inoltre, se prendiamo come esempio uno dei fattori di alterazione del clima più famosi, come l’innalzamento delle temperature, ci accorgiamo immediatamente di un dettaglio. Quando in una determinata zona le temperature sono mediamente più alte, le specie ben adattate al range di temperatura precedente iniziano a soffrire. Allo stesso tempo quelle che in precedenza non riuscivano a colonizzare l’area per via del freddo, hanno la possibilità di spostarsi.

Dove si verificano più invasioni?

Gli studi hanno dimostrato che le aree geografiche con alterazioni climatiche più intense sono quelle che più sono soggette alla colonizzazione da parte di specie invasive. Spesso queste aree corrispondono a regioni intensamente antropizzate. Anche l’aumento di fenomeni meteorologici estremi può facilitare la colonizzazione. In seguito a tempeste e uragani le specie autoctone potrebbero non riuscire a competere efficacemente per le risorse. Talvolta sembra quasi che cambiamenti climatici e specie invasive lavorino insieme, con lo scopo di stabilire un nuovo equilibrio in una data area. Questo è dovuto a meccanismi di feedback che promuovono il cambiamento fintanto che non si raggiunge un nuovo stato di equilibrio.

Perché è un problema?

Visto che la presenza di specie invasive può essere un fenomeno naturale e che gli ecosistemi tendono a ritrovare, nel tempo, una condizione di equilibrio, perché dovremmo contrastare questi cambiamenti? La risposta è legata alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici, entrambi fattori che contribuiscono ad acuire i cambiamenti globali in negativo. Se lo spostamento di specie fosse semplicemente dovuto all’evoluzione naturale di un sistema potrebbe non essere necessario intervenire. Come abbiamo visto, però, l’influenza del fattore umano è determinante nella frequenza e nell’intensità con cui questi fenomeni si verificano. Questo significa che gli esseri umani modificano il proprio ambiente anche in modo non intenzionale e questo può provocare conseguenze impreviste. I cambiamenti climatici alterano gli ecosistemi. Gli ecosistemi alterati sono più suscettibili alla colonizzazione da parte di specie alloctone. Le specie alloctone contribuiscono alla perdita di biodiversità locale andando ad alterare ulteriormente l’ecosistema. Un ecosistema alterato può diventare inadatto alle attività umane tradizionali, ad esempio una località costiera potrebbe non trovare più il pesce tipico delle sue acque, o una zona agricola diventare inadatta a determinate coltivazioni.

È un problema per noi.

La presenza di specie invasive è un problema per la vita degli esseri umani, sebbene a prima vista possa non sembrare. Finora siamo stati bravi a colonizzare tutti gli ambienti adattandoli e adattandoci alle condizioni più disparate. Anche l’Homo sapiens però ha bisogno di tempo per adattarsi e i cambiamenti a cui stiamo sottoponendo il nostro pianeta sono troppo rapidi per riuscire a stare al passo. La prospettiva di tutela e salvaguardia della nostra casa deve passare attraverso tutte le azioni che tendono a limitare alterazioni rapide, anche quando queste sembrano a prima vista innocue, come la comparsa di una nuova specie nella nostra zona.

Per approfondire:

Lovejoy T.E., Hannah L., Biodiversity and Climate Change, trasforming the biosphere, Yale University Press, 2019.

https://oceanservice.noaa.gov/facts/invasive.html

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