Privacy Policy Clonare i dinosauri. Sogno o realtà? - Antropia

Clonare i dinosauri. Sogno o realtà?

I dinosauri affascinano grandi e piccini da decine di anni. Ma riportarli in vita, come racconta qualche opera letteraria / cinematografica, è davvero possibile?

E’ possibile riportare in vita i dinosauri? E’ una domanda che da diverse decine di anni stuzzica la mente di tanti scienziati visionari e non solo; a sognare il ritorno dei dinosauri sono stati infatti anche registi e scrittori. Basti pensare a Michael Crichton, biochimico e autore di Jurassic Park, libro ispirato ai lavori pionieristici di George Poinar e Rob DeSalle sulla comparazione del DNA estratto da una termite estinta conservata nell’ambra (1992). Fin da quando siamo piccoli molti musei ci fanno sognare, ma è arrivato il momento di affrontare la realtà.

Prima di rispondere a questa domanda è bene fare chiarezza su cosa fossero realmente i dinosauri. Si tratta degli antenati degli uccelli: infatti quasi tutti i dinosauri sopravvissuti all’asteroide (una delle ipotesi più conclamata circa la fine dei dinosauri) e alle condizioni climatiche avverse in cui versava il pianeta in quel periodo si sono trasformati negli uccelli con le dimensioni ridotte che conosciamo. A favore di ciò vi è un ritrovamento strabiliante in Birmania, per l’esattezza in Myitkyina.

Le ambre di Myanmar, nel sud-est asiatico, sono sempre state particolarmente prolifiche per quanto riguarda i fossili, e anche questa volta non hanno fatto eccezioni. Il ritrovamento di cui parlo infatti è addirittura il resto della coda piumata di un celurosauro, inclusa in ambra. E’ stato quindi possibile osservare le piume di questi terapodi del Cretaceo.

In realtà più che di piume in senso stretto si trattava di una copertura di squame aperte in piume che li proteggeva e manteneva l’omotermia. Il tessuto, lungo 3,6 centimetri, è ben conservato, con tanto di vertebre, muscoli, legamenti e tracce di proteine come l’emoglobina. Molti più ritrovamenti di fossili piumati hanno avuto luogo in Cina, fra cui quello di Jianianhualong tengi, un troodontide. Nel Museo di storia naturale di Londra è possibile osservare alcuni modelli nei quali è stato ricostruito graficamente il piumaggio.

Jack Horner, uno dei paleontologi americani più famosi, ha presentato un serio progetto per ricostruire un dinosauro, partendo da un eccezionale tessuto molle e ricco di proteine, isolato dalle ossa di una giovane femmina di tirannosauro trovate nel 2004 a Montana. I campioni non contenevano DNA, ma proteine ben conservate nelle quali sono state identificate delle sequenze geniche.

Questo ha permesso di ricostruire prima l’RNA e dopo il DNA, che è stato poi comparato con quello degli uccelli per individuare i geni che si sono differenziati, per esempio quelli che determinano la presenza nei dinosauri di denti aguzzi, artigli negli arti superiori e la coda, che negli uccelli si è ridotta. L’uccello con cui è stato realizzato questo parallelismo è il pollo. I geni differenti negli uccelli potrebbero essere modificati in modo da riattivare le caratteristiche ancestrali citate sopra. Il risultato sarebbe il pollosauro di Horner, il Chickenosaurus sp.

Nel 2012 i genetisti dell’Università del Montana hanno iniziato a lavorare su questo progetto. Nel 2016 un gruppo dell’Università del Cile è riuscita a modificare tramite “reverse evolution” la fibula di G. Gallus, rendendola simile a quella lunga e tubulare di un dinosauro teropode. Naturalmente questa storia ha scatenato un dibattito etico a proposito della clonazione di animali estinti. Probabilmente sarebbe molto più importante preservare le specie attualmente viventi dall’estinzione piuttosto che riportare in vita creature che non esistono più. Ci si dovrebbe focalizzare sul presente e soprattutto sul futuro, piuttosto che sul passato.

Ad ogni modo clonare i nostri amati rettili mesozoici, oggi, è geneticamente impossibile. Il loro materiale genetico infatti, risalente a milioni di anni fa, è fin troppo antico, lo testimonia anche uno studio del 2012 condotto sui fossili di moa, dei grossi uccelli vissuti in Nuova Zelanda circa 60 milioni di anni fa. Il DNA estratto da ossa fossili può conservarsi per un massimo di 521 anni (Allentoft et al., 2012), mancherebbe un citoplasma adatto in cui trasferire il genoma nucleare e in più un dinosauro deve crescere in un uovo e interagire con determinati stimoli ambientali, ragion per cui riportare in vita queste creature, almeno con i mezzi di oggi è destinato a rimanere solo un sogno.

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