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Come i social media hanno cambiato il mondo

Come i social media hanno cambiato il mondo

Trascorri molto tempo sui social? Da quanto tempo non controlli Facebook, Twitter o Instagram?

Non riusciamo più a vivere senza social network e, al giorno d’oggi, questa cosa non crea neanche più scandalo. Siamo talmente abituati a postare, taggaretwittare, che a ricordare quali fossero le nostre abitudini di comunicazione prima di internet sembra di rievocare un tempo lontano perso nella storia. Eppure, si parla di non più di trent’anni fa.

Interagire di questi tempi significa annullare tutti i limiti dello spazio e del tempo, ma significa anche reperibilità costante e cambiamento di tutti i tipi di relazioni e rapporti sociali.

Per fare un esempio ipotizziamo che un gruppo di ragazzi di diverse nazionalità si conoscano dal vivo e dopo un periodo di tempo siano costretti a separarsi ed a lasciare la città in cui si sono conosciuti e a ritornare nei rispettivi paesi.

Cosa farebbero oggi questi ragazzi per tenersi in contatto? Oggi non penseremmo neanche un secondo a questa problematica perché è scontato il fatto che si terranno in contatto tramite Whatsapp, Facebook , Instagram etc.

Ma ora proviamo a chiederci come avrebbero fatto 40 anni fa.

Forse noi non riusciremmo a pensare a nient’altro oltre che a lettere. Beh, perché effettivamente non c’erano tutte le possibilità che abbiamo ora noi di tenerci in contatto.

Prima di internet le comunicazioni erano certamente minori in termini di quantità, ma più profonde e migliori in termini di qualità. Interagivamo con meno persone, ma più assiduamente e prestando più attenzione a ciascuna di esse. 

Però una cosa è da dire: sia i più nostalgici e sia gli internet addicted sono convinti che internet abbia rivoluzionato il mondo della comunicazione.

È, infatti, ormai diventato normale essere “addicted” e il perché è alquanto logico: noi, esseri umani, siamo creature altamente sociali e il nostro cervello è fatto per recepire informazioni anch’esse altamente sociali.

“Quando si sviluppa una tecnologia a misura di popolazione che fornisce segnali sociali per un importo di trilioni al giorno in tempo reale, l’ascesa dei social media non è inaspettata. È come lanciare un fiammifero acceso in una pozza di benzina “- afferma Sinan Aral, docente al MIT ( Massachusetts institute of Technology)  nel suo ultimo scritto dal titolo “The Hype Machine”.

Ed è proprio in questo libro che si parla di uno degli ultimi studi fatti dai ricercatori dell’Università della California a Los Angeles,i quali hanno scoperto che le persone ottengono grandi quantità di dopamina – la sostanza chimica nel nostro cervello fortemente legata alla motivazione e alla ricompensa – quando i loro post sui social media ricevono più “Mi piace”.

Ed è proprio cosi. A chi non è mai capitato di non sentirsi gratificato, amato o semplicemente preso in considerazione quando otteniamo like?

Il Dott. Sinan Aral non è stato l’unico a sensibilizzare su questa tematica.

Di pari passo con l’uscita di questo libro, infatti, una delle più importanti società operanti nella distribuzione dei film, Netflix, ha realizzato un documentario per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica.

The Social dilemma” è il nome del documentario di Jeff Orlowski, il quale ha aperto il dibattito su cosa possiamo fare per invertire le logiche persuasive dei social network.

La vera novità di questo documentario rispetto agli altri non è tanto il plot ma è il fatto che il regista ci fa spiegare il dilemma da chi ha contribuito alla nascita di quest’ultimo, cioè dai progettatori di  Facebook, Pinterest, Instagram e altre piattaforme, i quali ora  si sono pentiti e testimoniano «Eravamo partiti con altre intenzioni, poi la situazione ci è sfuggita di mano».

Il documentario ci fa capire che nessuno avrebbe potuto prevedere come sarebbe cambiata la società con i social network, e che noi, non pagando per il servizio offerto, saremmo diventati i veri prodotti («Se non stai pagando il prodotto, allora quel prodotto sei tu»). Quindi come è possibile migliorare il mondo?

The Social Dilemma ci spinge ad adottare le buone abitudini: ad esempio limitare il più possibile le notifiche o informarsi e navigare in modo proattivo. Ciò vuol dire che saremo noi a scegliere le fonti e consultarle senza seguire il flusso di contenuti raccomandati dall’algoritmo e quindi saremo di nuovo noi a fare le nostre scelte da zero.

Sembra un’idea molto valida e interessante ma in realtà la vera domanda è: abbiamo ancora il tempo, la forza e lo spazio di fermarci, pensare, scegliere, selezionare, scartare? Saremo in grado di scrivere le nostre regole?

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