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Glitch: il fascino dell’errore

Il fenomeno del glitch rappresenta i limiti della tecnologia. Tuttavia, dove la macchina vede un errore, l’uomo vede uno spunto per creare nuove forme d’arte.

Anelare alla perfezione sembra essere, da sempre, l’obiettivo dell’essere umano, e il progresso tecnologico ne è forse la prova più eclatante. L’uomo, nella sua funzione di demiurgo, si pone nei confronti della tecnologia come se fosse un dio, fiero della propria capacità di creare qualcosa di infallibile. Ma come Lucifero, l’angelo perfetto, tradì la fiducia del suo Creatore a causa della presunzione e dell’orgoglio, creando così una falla nel sistema idealistico del Paradiso, allo stesso modo i nostri dispositivi, all’apparenza impeccabili, sono soggetti a degli errori, brevi e talvolta inspiegabili, a testimonianza del fatto che sebbene l’utopia ci sembri a portata di mano, in realtà sarà sempre irraggiungibile.

In ambito elettronico, questo errore prende il nome di glitch, termine che deriverebbe dal tedesco glitschen (slittare) e dalla parola yiddish gletshn (scivolare, pattinare). Per glitch, dunque, si intende un errore non prevedibile, spesso di dubbia origine, che trova applicazione in diversi campi, come la programmazione informatica, i videogiochi o la musica. Che si tratti di un glitch visivo o acustico, questo errore affascina tutti noi, creature del terzo millennio, nate e/o cresciute fianco a fianco con la tecnologia e i suoi progressi, a metà tra la realtà “autentica” e quella virtuale.

Le origini della Glitch Art

La caratteristica principale del glitch è la distorsione, percepibile nelle immagini e nei suoni disturbati o alterati dall’errore. Questo incontro ravvicinato con una dimensione caotica e confusa ha portato alla creazione di un vero e proprio genere artistico, capace di trovare della bellezza estetica nell’errore digitale. La glitch art è pregna di sperimentazione e fonda le proprie radici negli anni 60 del Novecento, quando l’artista coreano Nam June Paik avvicinava dei magneti alle televisioni in modo da creare un’interferenza tra il campo magnetico e i segnali elettrici delle tv. Se nella vita di tutti i giorni un’interferenza in tv significava un disagio, nel mondo dell’arte costituiva un’opera, una sorta di scultura dove materia e immagine pulsavano di vita digitale.

Glitch visivi

Con il successivo arrivo di VHS e CD-ROM e, specialmente, dei computer e di Internet, la glitch art ha trovato la sua massima espressione, grazie soprattutto all’aggiunta del colore nella distorsione. Vista e udito umani iniziarono a familiarizzare sempre più con l’universo glitch, l’errore era ormai entrato a far parte della cultura pop. Con l’avvicinarsi del nuovo millennio, il mondo si faceva sempre più complesso, e di anno in anno diventava evidente quanto lo sviluppo della realtà virtuale crescesse di pari passo insieme alla realtà autentica, due dimensioni speculari e parallele. In senso metaforico, è possibile pensare ai glitch come un portale tra questi due mondi, l’elemento di congiunzione tra illusione digitale e pragmatismo reale.

Glitch acustici

Come accennato in precedenza, il glitch è un fenomeno tanto visivo quanto uditivo. Nel mondo della musica ha trovato un’infinità di manifestazioni, specialmente nei sottogeneri della musica elettronica. Gli anni 90 sono, probabilmente, il periodo di massima sperimentazione musicale in ambito glitch, un decennio caratterizzato dai primi veri utilizzi di massa dei prodotti cyber, dai videogiochi in 3D graphic alla creazione e diffusione del World Wide Web (1991). Un decennio che si pone a cavallo tra il vecchio e il nuovo mondo, tra la nostalgia del conservatorismo e gli slanci del progresso.

Digitale ed analogico tentavano ormai di convivere, e questo incontro (o scontro) trovava riflesso in generi fortemente elettronici come la techno, l’IDM, l’ambient attraverso distorsioni nel suono, ma anche campionamenti, ronzii, rumori elettronici, riverberi, elementi lo-fi e noise.

Oltre ai grandi nomi dell’elettronica glitch come Aphex Twin o Ryoji Ikeda, uno dei migliori esempi di questo genere distorto è l’album Velocity: Design: Comfort degli Sweet Trip, pubblicato nel 2003. Un turbinio di suoni, melodie, effetti, atmosfere industrial ed eteree. Il contrasto è l’elemento chiave di quest’album, dove generi differenti come l’IDM e lo shoegaze si fondono alla perfezione, un ibrido tra digitale ed analogico, tra acustico ed elettrico. Velocity: Design: Comfort rappresenta il punto di incontro tra uomo e tecnologia, come se un androide avesse inaspettatamente preso coscienza di sé, arrivando a provare dei sentimenti, a percepire frammenti di ricordi. Si è compiuto un malfunzionamento nei circuiti, è avvenuto un glitch nel sistema operativo: la macchina sta diventando umana?

Velocity: Design: Comfort, Sweet Trip (2003)

La fascinazione verso il glitch si basa esattamente sull’umanizzazione della tecnologia. Se “errare humanum est”, allora anche lo sbaglio commesso da un soggetto apparentemente perfetto come un computer lo porterebbe ad avvicinarsi a noi, alla dimensione umana, sebbene non sia fatto di carne ed ossa. Il glitch è la ribellione verso il proprio creatore, è la fuoriuscita dagli schemi, la dimostrazione che nulla può davvero raggiungere il più alto stadio di perfezione. Michael Betancourt, animatore ed esperto di arti multimediali, afferma “Il glitch è un’interruzione delle nostre fantasie di dominio, potere e supremazia. Quando incontriamo un glitch, i limiti della nostra tecnologia si fanno evidenti ai nostri occhi. Ciò che chiamiamo glitch è un tipo di entropia che ci rivela il linguaggio segreto della tecnologia.” Se per la tecnica il difetto è un ostacolo, per l’arte può diventare semplicemente un nuovo modo di vedere le cose.

Se volete approfondire l’argomento, vi lascio alcuni link:

http://www.virose.pt/vector/x_06/moradi.html

https://www.michaelbetancourt.com/pdf/MAEX_Welcome_to_Cyberia_2003.pdf

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