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Il diritto d’autore e il termometro del progresso

Raffreddare il progresso? Il diritto d’autore rientra nella più ampia cornice giuridica della tutela della proprietà intellettuale. Troppe fortificazioni giuridiche tendono oggi ad intrappolarlo.

Siamo circondati da nuovi gadget, da app ci illudono di vivere in un periodo di prodigiosa innovazione. Ci consentono di portare la nostra voce nelle nuove piazze virtuali e, talvolta, riducono la produttività del nostro lavoro.

All’alba dell’Unità d’Italia 8 su 10 italiani, in media, erano contadini. Oggi il 4% della popolazione attiva (addetti nel settore primario) produce molto più cibo dell’80%: una vera e propria “moltiplicazione dei pani”. Il progresso tecnologico è prodigioso quando migliora la nostra salute, affina la nostra intelligenza, riduce la fatica ed aumenta il frutto del nostro lavoro. In tal senso gli antibiotici, la stampa, la ferrovia e la macchina a vapore hanno consentito all’umanità un notevole balzo in avanti. Oggi, molte delle innovazioni entrate a far parte della nostra vita quotidiana appaiono sterili se paragonate al metro della storia. Nel frattempo le conoscenze scientifiche crescono comunque ad un ritmo galoppante.

Non devono essere confuse le conoscenze scientifiche con le applicazioni tecnologiche della scienza. Le prime potrebbero aiutare a creare una nuova medicina piuttosto che un’arma batteriologica: quanto alle applicazioni tecnologiche, dovranno essere distinte quelle utili da altre che debbono essere regolamentate.

Giunti all’alba del millennio in corso, la disoccupazione tecnologica spaventa altrettanto quanto la fatica fisica. L’obesità miete più vittime della denutrizione e la vita media si allunga come un elastico. Il vecchio “analfabetismo strutturale” tende verso lo 0, mentre l’analfabetismo funzionale mette sempre più a rischio la stabilità istituzionale nei paesi occidentali. Basti pensare, a solo titolo di esempio, al crescente fronte degli antivaccinisti.

Cultura e formazione continua sono gli antidoti che aiutano a saltare l’asticella dell’analfabetismo funzionale, anche per gli adulti: nel contesto attuale, la sfiducia verso la scienza ed il rifiuto a talvolta ideologico del progresso possono divenire contagiosi per le generazioni future.

Nel nostro ordinamento giuridico abbiamo una bipartizione tra le fonti legislative relative al diritto industriale e quelle relative al diritto d’autore, diversamente da quanto accade all’estero, dove tutta la materia è compresa nel generale concetto di I.P. (Intellettual Property). Le differenze principali tra le due fonti consistono nell’origine del diritto in questione e nella durata dello stesso (molto più elevata nella seconda). L’oggetto innovativo necessita di un brevetto o di una registrazione; il soggetto titolare del diritto d’autore è titolare sin dal momento della sua creazione e sino a prova contraria. L’istituto giuridico del diritto d’autore è proprio degli ordinamenti giuridici di civil law come quelli italiano e francese. Negli ordinamenti di common law di tipo anglosassone abbiamo l’istituto simile del copyright, ossia del “diritto di copia”.

Il copyright nacque nel XVI secolo, con il diffondersi delle prime macchine automatiche per la stampa. L’istituto venne finalizzato ad un maggior controllo della monarchia inglese sulle opere pubblicate e diffuse nel territorio. La monarchia inglese dispose a favore degli editori la concessione dei diritti di copia su ogni stampa, nonché la facoltà di ricercare e confiscare le pubblicazioni non autorizzate. Nel resto d’Europa, in particolare in Francia, emerse una diversa interpretazione di tale diritto che, sulla base dei principi espressi dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese, poneva al centro la persona, quindi l’autore (diritto morale dell’autore).

In Silicon Valley la proprietà intellettuale è diventata la materia prima più richiesta. Chi riesce oggi ad accedere gli arsenali più abbondanti di brevetti ha maggiori probabilità di avere successo sul mercato. Microsoft ha confermato la sua intenzione di restare competitiva tra le grandi nelle battaglie del futuro con Apple, Google, Facebook: dove la posta in gioco è sempre di più il controllo dei frutti della creatività, da circondare con robuste barriere di filo spinato garitte, bunker e fortificazioni giuridiche. Sin dagli albori dell’era digitale è prevalsa una logica “The Winner Takes it all”. A titolo di prova, potreste provare a dire ai vostri figli di non usare più WhatsApp e di usare un’altra chat…

A seguito di recenti modifiche legislative, intervenute anche in applicazione di direttive europee per l’armonizzazione del diritto d’autore all’ interno dell’Unione europea, oggi sono protetti dal diritto d’autore anche il software come opera letteraria e le banche dati che per la scelta o per la disposizione costituiscono una creazione intellettuale dell’autore. Laddove avessimo banche dati che trattano dati genetici è doveroso chiedersi se è brevettabile tutto ciò che esiste in natura. Nel periodo recente, le conoscenze derivate dal sequenziamento dell’intero genoma umano hanno aperto la strada a prospettive largamente imprevedibili. Esiste un’altra Silicon Valley contigua e affine ai Padroni della Rete. E’ il mondo della biogenetica. Il 13 giugno 2013 la Corte Suprema americana ha sancito all’unanimità che i brevetti sui geni non sono ammissibili perché i geni esistono in natura; i geni non possono essere brevettati per il semplice fatto che si è inventato un metodo per isolarli. E’ una sentenza storica.. 

Al di fuori del perimetro giuridico del diritto d’autore, dilaga il fenomeno dei “patent troll”. E’ nata ormai una vera e propria industria di finti inventori che in realtà fanno incetta di brevetti sulla carta, per poterli usare nelle guerre legali. L’elevata litigiosità nel nostro Paese è concausa della lentezza della giustizia. Per questo il fenomeno “giustizia lumaca” è cresciuto nella metà degli anni Ottanta e soltanto negli ultimi anni si è attenuato. Prossimamente il diritto d autore e..del progresso potrebbero diventare gli osservati speciali delle scienze giuridiche

RIFERIMENTI CONSULTABILI

1         Tullio De Mauro – Wikipedia
2         Federico Rampini – Eta del Caos e Rete Padrona_produttività
3         Carlo Cottarelli   – i sette peccati capitali dell’economia italiana

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