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Influenza ambivalente del Cristianesimo

L’influenza ambivalente del Cristianesimo

Il Cristianesimo ha davvero rallentato lo sviluppo culturale occidentale o è stato ingiustamente stigmatizzato?

E’ opinione diffusa che il Cristianesimo abbia esercitato un’influenza essenzialmente nefasta sull’evolvere della civiltà umana, alimentando un sistematico oscurantismo e rendendosi artefice delle atrocità più disparate. Il proposito che ha ispirato la stesura di questo articolo è quello di fornire alcuni spunti di riflessione che porterebbero ad un parziale ridimensionamento di tale idea.

Quando si pensa al Cristianesimo ciò che balza immediatamente alla memoria è una serie di pagine senz’altro tetre della nostra storia, quali, tra le altre, l’ingerenza politica e gli sfarzi delle gerarchie ecclesiastiche, la refrattarietà alle innovazioni scientifiche e all’emancipazione femminile, il processo a Galilei, la caccia alle streghe, l’indice dei libri proibiti, le torture della Santa Inquisizione, le crociate, la lotta per le investiture, e via discorrendo. Tali eventi, complice anche una feroce opera di propaganda anticattolica avviata già ai tempi dell’Illuminismo e talora non onesta intellettualmente, hanno contribuito a diffondere la teoria secondo la quale la religione dovrebbe essere pienamente demonizzata per il bene dell’umanità. Ma è proprio vero che, in assenza della religione, si sarebbe oggigiorno anni luce avanti col progresso sociale e scientifico?

Prescindendo al momento dalla bontà di tale tesi, si può osservare anzitutto come si tratti di un ragionamento fallace logicamente, dal momento che la storia è data da un flusso dinamico di eventi il cui esito non è la loro banale sovrapposizione lineare e non è pertanto prevedibile se non dalla loro complessa interazione. In altri termini, sostenere che se non vi fosse mai stata religione oggi staremmo tutti meglio, è un po’ come dire che se avessimo quattro gambe correremmo più velocemente, il che potrebbe essere vero ma rimane evidentemente un assurdo. Si pensi anche al fatto che una quota consistente del nostro patrimonio artistico, inteso nella totalità delle sue declinazioni, è stata ispirata dall’idea di trascendenza materializzata in una qualche istituzione umana e pertanto, se non si trattasse appunto di un modo ottuso di ragionare, si potrebbe concludere che, se scoperte recenti fossero avvenute un millennio fa, probabilmente avremmo avuto ugualmente Sfera Ebbasta ma non Dante Alighieri.

Ad ogni modo, ciò che dovrebbe far riflettere più di ogni altro argomento è il contributo tutt’altro che marginale che la dottrina cristiana ha dato negli ambiti più disparati per lo sviluppo della società occidentale. Con l’Impero Romano ormai sull’orlo del baratro, la tutela e la diffusione dei patrimoni classico e pagano furono prese in carico con straordinario zelo dai monaci che animavano le abbazie cristiane, ai tempi principali quando non esclusivi centri di fermento culturale oltre che spirituale. Si ricordano, per notorietà e rilevanza, il Vivarium di Cassiodoro nei pressi di Squillace (Calabria), l’abbazia di Montecassino (Lazio) di San Benedetto e l’abbazia di Bobbio (Emilia-Romagna) di San Colombano. Analogamente, al netto delle debite eccezioni, non si riscontra affatto un sistematico atteggiamento di chiusura nei confronti delle altre realtà sociopolitiche e religiose. Piuttosto, è da ascriversi alla fiorente letteratura geografica medievale (Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, Storia dei Mongoli di Giovanni da Pian del Carpine, Storia ecclesiastica degli Inglesi di Beda il Venerabile et cetera) il merito di averci messo per la prima volta in contatto con gli usi ed i costumi di popoli provenienti da tutto il mondo allora conosciuto. In alcuni casi, l’opera di scrittura cristiana è giunta persino a scongiurare l’oblio di tradizioni tramandate puramente per via orale (ad esempio, la mitologia norrena con l’Edda).

Durante la cosiddetta rinascita carolingia (742-814), espressione con cui si identifica una fase di profonda fioritura culturale durante il potere di Carlo Magno, caratterizzata da una riformulazione in chiave moderna dell’antichità classica e da una impronta marcatamente religiosa, si assiste all’elaborazione di un sistema dell’istruzione non troppo dissimile da come lo concepiamo oggi. L’esperienza dell’Accademia Palatina del pedagogo Alcuino di York, infatti, può considerarsi pioneristica delle moderne università.

Inoltre, contrariamente a quanto comunemente sostenuto dai detrattori, la dottrina cristiana storicamente non ha mai avuto un rapporto conflittuale con la logica, la filosofia e le scienze. Dopo il ben noto Aristotele, le ulteriori evoluzioni degli strumenti della logica prima dell’avvento dell’epoca moderna sono avvenute in seno alla Scolastica (filosofia cristiana medievale), con le personalità, tra le altre, di Anselmo d’Aosta, Pietro Abelardo, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Bonaventura da Bagnoregio, Duns Scoto, Guglielmo di Ockham. Per inciso, a proposito di quest’ultimo,dovrebbe fare quantomeno sorridere come il suo “rasoio”, il principio metodologico che prescrive di optare sempre per l’ipotesi più semplice nell’affrontare una questione, venga oggi non di rado citato per screditare sommariamente tutti i pensatori che si schierano a favore dell’esistenza di una divinità. Il contributo di questi filosofi, che le loro persuasioni religiose fossero fondate o meno, è ineludibile per poter comprendere in che modo si sia giunti alle conquiste scientifiche della modernità, dal momento che non esiste alcuna soluzione di continuità nel progresso.

Alberto Magno (XIII secolo), consacrato con l’epiteto di “Doctor Universalis” in virtù d’una poliedrica erudizione senza pari nel medioevo, ha consentito all’Occidente di penetrare profondamente nei testi di Aristotele e nelle scienze naturali. Fa specie come egli, ancorché indefettibilmente devoto, sia noto per dichiarazioni ben lontane dall’essere antiscientifiche : «L’obiettivo delle scienze naturali non è semplicemente accettare le dichiarazioni degli altri, ma investigare le cause che sono all’opera in natura» (De Mineralibus Libro II, tr. i, i). Nel suo trattato sulle piante affermò il principio: Experimentum solum certificat in talibus (L’esperimento è l’unica guida sicura in tali indagini). (De Vegetalibus, VI, tr. ii, i). «Nello studiare la natura non abbiamo a indagare come Dio Creatore può usare le sue creature per compiere miracoli e così manifestare la sua potenza: abbiamo piuttosto a indagare come la Natura con le sue cause immanenti possa esistere» (De Coelo et Mundo, I, tr. iv, x).

E’ stato redatto da un Papa, Giovanni XXI, «Pietro Spano, lo qual giù luce in dodici libelli» menzionato da Dante in Paradiso, XII, 135, il manuale di logica più completo e sofisticato in dotazione presso tutte le maggiori università “europee” per oltre quattro secoli. Rimanendo in tema di personaggi danteschi, il teologo ed arcivescovo spagnolo Isidoro di Siviglia è stato designato nel 2002 quale patrono di Internet in quanto autore della prima enciclopedia mai scritta. Ma il discorso non si esaurisce qui, potendosi estendere a tutti i rami dello scibile umano.

Il novero di personalità non laiche distintesi in matematica, fisica ed astronomia, e dalle cui intuizioni hanno preso le mosse scienziati più noti e celebrati quali Galilei e Newton, è pressoché sconfinato. Ben prima di Copernico e Keplero, a titolo esemplificativo, il cardinale e teologo Nicola Cusano formula una teoria astronomica eliocentrica (i cui rudimenti, a onor del vero, sono già rintracciabili in alcuni filoni delle tradizioni pitagoriche e neoplatoniche) ed adombra la nozione moderna di limite di una funzione quando, nel suo De docta ignorantia, sostiene che il rapporto tra l’intelletto umano e la verità è lo stesso che intercorre tra un poligono i cui lati si facciano tendere ad un numero infinito ed un cerchio perfetto. A gettare le basi del moderno calcolo integrale contribuisce massicciamente anche frate Bonaventura Cavalieri, con la formulazione del metodo degli indivisibili per il calcolo dei volumi dei solidi. Guido monaco, monaco cristiano del X secolo consacrato alla storia con il nome di Guido d’Arezzo, è considerato l’ideatore della moderna notazione musicale ed uno dei pedagoghi più brillanti ed influenti della disciplina. Giovanni Buridano (insieme al suo mentore Roberto Grossatesta e sulla scia delle intuizioni del teologo bizantino del V-VI secolo Giovanni Filopono), tre secoli prima di Newton, formula la teoria dell’impeto il cui enunciato è pressoché identico al secondo principio di inerzia della meccanica classica e preconizza gli esperimenti di Stevino e Galilei in merito all’accelerazione di gravità, intuendo che oggetti di peso differente, se lasciati cadere da una data altezza, giungeranno al suolo nel medesimo istante. Il vescovo francese Nicola d’Oresme perviene ad una prima formulazione dell’equazione di una retta (inaugurando la stagione della geometria analitica, comunemente associata a Cartesio), della teoria della probabilità e della nozione di incommensurabilità (a lui si deve la dimostrazione della divergenza della serie armonica), eccellendo altresì in economia, psicologia e musicologia.

Sul versante artistico ed umanistico i casi che possono trarsi a suffragio sono persino più numerosi, ed in questa sede non si ritiene peraltro necessario citare, per la loro notorietà, pilastri della letteratura, pittura e scultura mondiali quali Dante, Boccaccio, Cimabue, Giotto, Raffaello, Michelangelo…il cui estro non può non essere ricondotto alla loro inesauribile religiosità.

Per una trattazione più esauriente ed autorevole si rimanda, tra le altre, alle recenti opere del sociologo ed accademico statunitense Rodney Stark (Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History; For the Glory of God: How Monotheism Led to Reformations, Science, Witch-Hunts, and the End of Slavery ; The Victory of Reason: How Christianity Led to Freedom, Capitalism, and Western Success; https://it.wikipedia.org/wiki/Rodney_Stark), al “Genio del Cristianesimo” del visconte francese de Chateaubriand ed al rinomato saggio del filosofo italiano Benedetto Croce (Perché non possiamo non dirci Cristiani).

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