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Torino

La bandiera del Piemonte

Le bandiere, oltre che ad identificare univocamente una località, aspirano a ritrarne nell’immediatezza di una immagine l’identità culturale, tanto nelle sue radici storiche quanto, talora, nelle sue tonalità mitologiche. Quanto ne sapete sulla simbologia legata alle regioni italiane?

La simbologia della bandiera del Piemonte (drapò, nel dialetto locale, mutuato dal francese drapeau) è legata alla dinastia dei Savoia. Consiste in una croce d’argento in campo rosso, il quale è a sua volta solcato da lambello azzurro a tre gocce e delimitato da una bordura azzurra ed un’ulteriore frangia aurea.

Bandiera Piemonte

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La bandiera rossa crociata in argento rimanda a quella adoperata dall’imperatore, il quale era ritenuto fonte di ogni legittimo potere. L’atto di nascita della versione dello stemma col lambello si fa risalire convenzionalmente al 15 agosto 1424. Quel giorno a Thonon d’alta Savoia (Francia), il duca Amedeo VIII investiva con pomposa cerimonia il primogenito del titolo di Principe di Piemonte. In occasioni del genere era d’uso apporre sul blasone storico un segno aggiuntivo, la cui funzione in araldica è quella di indicare la posizione dell’investito in seno alla linea di successione. Nel caso di specie il lambello costituisce il segno più nobile ed allude alla primogenitura del successore.

Una possibile interpretazione sulle due cornici suggerisce che si siano originate dalle vicissitudini di Amedeo VI, Conte di Savoia nel XIV secolo. Valoroso guerriero e reggente oculato, era noto con l’appellativo di “Conte Verde”, in virtù della sua abitudine di vestire in verde per qualunque occasione. Nel 1366 accolse con entusiasmo la crociata indetta da Papa Urbano V, mettendosi al comando di un’ammiraglia sulla quale sventolava una bandiera azzurra seminata di stelle d’oro e recante l’effigie della Vergine Maria. Al di là di questa lettura, comunque, l’azzurro era il colore ufficiale della dinastia e l’oro il più ricorrente nell’araldica militare per indicare prestigio e facoltà.

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Nell’immagine in evidenza una strabiliante prospettiva del centro storico di Torino, dove si può notare in particolare la Mole Antonelliana. Forse non molti sanno che in origine l’edificio fu concepito quale nuovo tempio israelitico, su commissione della comunità ebraica torinese. Nel 1848, infatti, con la promulgazione dello Statuto Albertino, il re di Sardegna Carlo Alberto concesse la libertà di culto anche ai non cattolici.

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