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Nuova traduzione del signore degli anelli
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La nuova traduzione del Signore degli Anelli: la politica nei classici

Con l’uscita della nuova traduzione del Signore degli Anelli si sta assistendo ancora una volta ad un dibattito, insignificante ed insensato, che riapre il tiro alla fune politico che va avanti da anni sulle spalle di una delle opere che più ha influenzato l’immaginario collettivo dell’ultimo secolo. Dove, quando e come è nata questa diatriba?

Con l’arrivo dell’ultimo volume, Il Ritorno del Re, sugli scaffali delle librerie, il 22 luglio è stata consegnata al mercato italiano la nuova traduzione del Signore degli Anelli, l’opera di J.R.R. Tolkien che ha posto le basi del genere High Fantasy di cui è considerata capostipite. Fin dal momento in cui questa nuova traduzione è stata annunciata si sono riaperte vecchie ferite, forse mai richiuse, e nuovi dibattiti hanno acceso il sottobosco di appassionati dell’opera del Professore.

Parto con un disclaimer: il presente articolo non ha intenzione di addentrarsi nel dibattito sulla qualità della nuova traduzione, dibattito oramai poco proficuo e che puntualmente volge verso una battaglia tra schieramenti contrapposti non interessati ad ascoltare ragione, ma di fare una panoramica sulla storia politica del Signore degli Anelli in Italia. Se siete qui per ridere di “Rangers” tradotto con “Forestali” o per cercare conferme sul quanto trovate ridicolo il nome “Samplicio” non troverete quello che cercate.

Copertina del primo volume della nuova traduzione:
La Compagnia dell’Anello

La prima edizione del Signore degli Anelli arriva sul mercato italiano, con risultati abbastanza fallimentari e arrestandosi al primo volume, nel 1967 con la casa editrice Astrolabio. Una giovanissima Vittoria Alliata di Villafranca, allora liceale, si fa carico di un’impresa forse troppo grande per le sue capacità del tempo offrendo una traduzione non all’altezza dell’opera originale.

Con traduzioni di nomi molto fantasiose, l’uso di stilemi “danteschi” che non le appartengono e un pesante appiattimento stilistico in cui l’amore di Tolkien per l’uso del linguaggio nei suoi diversi registri va completamente a perdersi, questa prima versione arriva alla casa editrice Rusconi, che dopo una pesante revisione ad opera di Quirino Principe decide di pubblicare l’opera completa, con l’introduzione dello studioso di dottrine esoteriche, Elémire Zolla.

Con la pubblicazione della Rusconi, casa editrice considerata vicina agli ambienti di destra a causa delle sue pubblicazioni, inizia un’operazione di appropriazione dell’opera tolkieniana da parte dell’estrema destra. Linguaggio, nomi e simboli tratti dal Signore degli Anelli iniziano ad entrare, spesso in maniera completamente avulsa dal contesto in cui sono inseriti, nella cultura della destra italiana, usati come pretesto simbolico per attirare nuovi attivisti tra i più giovani.

Mentre negli Stati Uniti l’opera diventava un culto all’interno delle comunità Hippie per i suoi temi ambientalisti e spirituali, in Italia, gli ambienti destra se ne appropriano difendendone l’interpretazione cattolica e tradizionalista e l’ideale dell’onore del guerriero in lotta contro il male per difendere la patria, aiutata da una sinistra che accusa Tolkien di razzismo avvallando le interpretazioni della destra.

Copertina del secondo volume della nuova traduzione:
Le Due Torri

Per anni, caso quasi isolato nel mondo, l’opera di Tolkien rimane appannaggio della destra sociale. Nel 1976 nasce la rivista “Eowyn”, pubblicata dal Movimento Sociale Italiano per rilanciare una nuova immagine della donna guerriera di destra, vicina a un immaginario celtico, associata al rispettivo personaggio dell’universo Tolkieniano. Ed è nell’anno successivo, con la nascita degli ancora più famosi Campi Hobbit, che questo legame viene saldato in maniera quasi indissolubile.

I Campi Hobbit rappresentano infatti l’apoteosi dell’utilizzo decontestualizzato di simboli tolkieniani con lo scopo di creare una sottocultura giovanile ad uso e consumo della destra sociale. Tenutisi tra il 1977 e il 1981 (con qualche altro tentativo in anni più recenti) non sono altro che raduni organizzati del Fronte della Gioventù, costola giovanile del MSI, di esaltazione della cultura di destra estrema.  È anche qui che inizia ad apparire la croce celtica come sostituto simbolico del fascio littorio.

Copertina del terzo volume della nuova traduzione:
Il Ritorno del Re

È con questo background culturale che dopo decenni inizia a circolare la voce di una nuova traduzione del Signore degli Anelli edita da Bompiani. Quando però questa viene annunciata ad opera di Ottavio Fatica con la collaborazione dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (nella persona di Giampaolo Canzonieri) improvvisamente il dibattito si riaccende. Tra i membri fondatori dell’AIST risulta infatti Federico Guglielmi, anche conosciuto come Wu Ming 4, membro del collettivo di scrittori di sinistra Wu Ming.

Iniziano così a fioccare le accuse, provenienti sempre da ambienti di destra, di voler politicizzare l’opera di Tolkien con la nuova traduzione del Signore degli Anelli, in parte avvallate anche dalla stessa Vittoria Alliata risentita dalle dichiarazioni fatte da Fatica riguardo la sua tradizione, arrivando a sostenere che la nuova traduzione voglia “travestire Il Signore degli Anelli in foggia Lgbt in ossequio al nuovismo”.

E così dopo più di 50 anni dalla prima pubblicazione, un’opera che nel resto del mondo è considerata un classico della letteratura diventa in Italia un campo di battaglia tra estremismi politici. Quello che poteva essere un sano dibattito su una traduzione di cui si sentiva il bisogno da anni, nonostante un risultato discutibile, è stato avvelenato da boicottaggi e accuse al limite del demenziale e a rimetterci, come sempre accade in queste situazioni, sono stati i lettori.

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