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L’autunno demografico

Anche l’implosione demografica può causare in futuro desertificazione e spopolamento. Stavolta in Occidente. Perché è preferibile una lenta decrescita demografica.

Il 40% circa del genere umano è imprigionato dalla povertà. Non ha accesso all’ elettricità o comunque non può beneficiare di un approvvigionamento costante ed affidabile. Queste condizioni vanificano le consulenze sul controllo delle nascite ivi rivolte, perché una famiglia numerosa funge da vera e propria assicurazione per il futuro1. L’accesso all’ elettricità è evidentemente il fattore chiave per la stabilità demografica viaggiando non solo nello spazio (Africa, India), ma anche nel tempo (Italia nell’Ottocento).

Per questi motivi il segretario generale dell’ONU, Ban Ki moon, ha fatto dell’accesso universale all’energia elettrica il punto centrale del suo programma per lo sviluppo economico. Se questo programma si affermerà, è probabile l’avvio di una lenta decrescita della popolazione umana permettendo nel contempo di perseverare nella rotta verso gli obiettivi della sostenibilità di cui abbiamo bisogno. 1

E’ il momento di chiedersi se l’obiettivo della civiltà umana è quello di perpetuarsi all’infinito o di cercare l’infinito. Quanto potrà durare la nostra civiltà tecnologica? Se lo chiese lo scrittore Isaac Asimov, che fissò tale durata massima ad un milione di anni. Non tutti gli appassionati di ricerca di vita extraterrestre conoscono  l’esistenza di tale limite, sancito dall’insuperabilità della velocità della luce.

 Se volessimo vedere in diretta la nascita di Cristo dovremmo essere posizionati a 2000 anni luce da qui e in questo istante. Ma il teletrasporto quantistico applicato a noi umani rimane fantascienza. E’ importante proseguire nella vera implementazione delle nanotecnologie, realizzando dei veri e propri costruttori molecolari. D’altro canto Madre Natura è già riuscita nell’ impresa: noi stessi, siamo fatti con l’assemblatore molecolare progressivo. 2

Il tempo corre e la popolazione italiana negli ultimi decenni si comporta come un mazzo di carte che si dimezza ad ogni passaggio di generazione3. Se l’Inghilterra mantenesse costante l’attuale  tasso di fecondità di 1,8 figli per donna, si dimezzerebbe ogni sette generazioni.  Poiché un passaggio di generazione avviene ogni trent’anni circa, si comprende come la distanza dal limite disegnato da Asimov rimanga enorme.

L’Italia che indossa la maglia nera della crescita demografica in Europa deve implementare un cospicuo welfare, per alimentare, alternativamente, l’invecchiamento della popolazione o il sostegno alle nascite, in linea con quanto accade in Svezia dove anche tra le donne non immigrate si registra un tasso di fertilità ben più elevato.

Il mancato sostegno economico alle nascite di per se non basta a spiegare il declino demografico in Italia, che paradossalmente è stato meno marcato nelle aree più povere del Paese. Sono decisivi anche i fattori culturali. Una delle cause più accreditate sembra essere la rapidità del declino della famiglia patriarcale, più forte in Italia che negli altri paesi europei. 4

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Rifkin Jeremy, La società a costo marginale zero. L’Internet delle cose, l’ascesa del Commons Collaborativo e l’eclissi del capitalismo, Milano, Mondadori, 2014

2 Bignami Giovanni, Cosa resta da scoprire, Milano, Mondadori, 2011

3 Piero Angela con Lorenzo Pinna, Milano, Perché dobbiamo fare più figli. Le impensabili conseguenze del crollo delle nascite, A. Mondadori, 2008

4  Carlo Cottarelli, I sette peccati capitali dell’economia italiana, Roma, Feltrinelli, 2018

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