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Aprile 4, 2025

LE ONDE CICLICHE DELLA STORIA TRA EMANCIPAZIONE E CAOS

4 min read
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Italia ha sperimentato un periodo florido grazie alla nascita della Repubblica e alla stesura della Costituzione. Tuttavia, il periodo storico odierno è segnato da caos dovuto a debiti, riscaldamento globale e inquinamento. Per affrontare le sfide ambientali e riorganizzare la mobilità urbana è necessario un nuovo paradigma economico

Al caos vissuto nel secondo conflitto mondiale è seguito un percorso finalmente virtuoso. Il nostro Paese ha rialzato la testa sin dall’immediato dopoguerra.. Il 2 giugno 1946 è stato un giorno gioioso per l’Italia intera. E’ stato alba della Repubblica e prima volta in cui il voto è stato esteso anche alle donne. Accade spesso che a giorni tempestosi seguano giorni dal cielo limpido. Simmetricamente, i periodi post-bellici possono propiziare la rinascita di una nazione. Due anni dopo viene scritta la Costituzione “più bella al mondo”, la carta che un Paese si dà nel momento della saggezza, a valere per l’epoca del caos.

Un traguardo importante, raggiunto quasi novant’anni dopo la nascita dello Stato unitario, evento preceduto da moti rivoluzionari del 1848 che agitarono l’Europa. Ancora oggi, l’espressione “fare un quarantotto” sottintende un’improvvisa confusione e scompiglio.

A distanza di quasi ottant’anni dalla nascita della Costituzione, stiamo vivendo una nuova ondata di caos. Debiti sovrani, riscaldamento globale ed inquinamento sono giganti addormentati che stanno proiettando un’ombra crescente ed inquietante sul futuro del pianeta Terra. Dal 2008 ad oggi è in corso una profonda crisi, paragonabile per intensità alla Grande Depressione del 1929. Potrebbe raggiungere il culmine entro i prossimi dieci anni. Nel mondo globalizzato ed interconnesso però, le crisi, come onde generate da uno tsunami, attraversano molto velocemente la Terra. Ne modificano il paesaggio. E’ necessario che si affermi un rinnovato paradigma economico compatibile con i principali accordi internazionali tesi al contrasto del riscaldamento globale.

E’ fondamentale, però, che si rinnovi un clima di fiducia diffuso. Un nuovo paradigma economico comporterà infatti il cambiamento di abitudini e stili di vita radicate. Il boom economico degli anni Sessanta ha rappresentato un caso di periodo virtuoso e di rinnovata fiducia. Un netto “progresso materiale e spirituale”, come effettivamente desiderato nella Carta all’articolo 4. E’ negli anni Sessanta che hanno luogo l’emancipazione energetica nazionale ed il primo sbarco sulla Luna.

Il ruolo di Enrico Mattei, regista dell’Eni, meriterebbe un doveroso approfondimento. Mattei aveva intrapreso una vera e propria strategia di cooperazione con i paesi produttori di petrolio. L’obiettivo era l’emancipazione dallo sfruttamento oligopolistico delle fonti energetiche. Negli anni Cinquanta l’Eni aveva contribuito al deciso sviluppo del livello infrastrutturale nazionale, quanto alle reti di gasdotti, autostradali e di distributori carburanti.

La nazionalizzazione dell’energia elettrica è avvenuta ufficialmente il 6 dicembre 1962.  La maggioranza parlamentare sosteneva che l’erogazione di energia elettrica dovesse essere inquadrata costituzionalmente come di pubblico interesse e da sottoporre quindi a monopolio. Piero Angela arriverà a dire, non a torto, che la liberazione femminile “è un sottoprodotto del petrolio”. nel senso che l’energia che è entrata nella vita di tutti ha permesso a tutti – anche alle donne! – di essere liberati dai lavori domestici, da servitù, da condizioni economiche e culturali di inferiorità per diventare quel che sono oggi. 

L’infrastruttura necessaria per la transizione verso un’economia circolare richiede una convergenza di intenti, risorse, e di volontà popolare, su scala continentale e globale, che ancora oggi non si vede. E la transizione verso l’infrastruttura della green economy potrebbe essere rallentata da processi decisionali ed ostacoli riscontrabili anche nelle democrazie lente. Avverrà in tempi ben più lunghi rispetto al changeover dalla lira all’euro.

Basta pensare all’automobile, simbolo del boom economico, che ha tutte le classi sociali la libertà di movimento e dominato il paesaggio urbano. Nel 1965 il sindaco Fabio Fabbrini aveva optato per una mossa in controtendenza. Presso il comune di Siena era stata istituita una zona blu che vietava il traffico nel nucleo centrale del centro storico, salve le dovute eccezioni. Pochi anni dopo Il sindaco di Amsterdam Ivo Samkalden si presentò con lo scopo di studiare “un modello virtuoso di gestione della mobilità cittadina”. Nel 1976 fu riconosciuto come Siena fosse l’avanguardia europea per la gestione del traffico. Iniziative come queste non riusciranno a frenare la crescita del parco automobili mondiale.

Negli Stati Uniti si è passati dai 30 milioni di autoveicoli presenti nel dopoguerra a 193 milioni nel 2017. I benefici di un’efficace riorganizzazione dei trasporti sono tangibili in termini di spazio e tempo, e non solo in termini di minori emissioni di anidride carbonica. Tra le iniziative attuali che puntano a riorganizzare la mobilità dei cittadini sono degne di nota “la città del quarto d’ora” a Portland o “città in venti minuti a Melbourne. Le possibili soluzioni al caos del traffico cittadino, e le opportunità di riconversione delle centrali elettriche sono esempi di vie da percorrere sulla strada verso la sostenibilità ambientale.

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