Privacy Policy L'esperimento di Albert Bandura sulla violenza dei bambini - antropia

L’esperimento di Albert Bandura sulla violenza dei bambini

Il celebre esperimento della Bobo Doll, finalizzato a studiare l’apprendimento per osservazione nei bambini, mise in luce anche un aspetto della natura umana su cui varrebbe la pena di fare alcune considerazioni.

Guardare film, giocare a videogames o, più in generale, trovarsi di fronte a situazioni in cui si palesano comportamenti violenti o aggressivi, può rendere aggressivi anche gli individui che vi assistono? Ricordo che qualche anno fa mi ritrovai a seguire abbastanza assiduamente una polemica in merito. La risposta, seppur parziale, arrivò qualche tempo dopo durante una lezione all’università, nella quale si parlava di un celeberrimo esperimento condotto dallo psicologo Albert Bandura nel 1961. Ebbene sì, ancora una volta vi parlo di un esperimento che ha fatto la storia della psicologia, ma non prima di aver fatto uno dei miei consueti riferimenti a qualche film: avete presente la scena di “Arancia Meccanica” in cui il protagonista viene sottoposto alla famigerata “cura Ludovico”? Questa cura consiste nel costringere il protagonista a guardare uno schermo in cui vengono proiettate scene di atroce violenza, al fine di indurlo a sviluppare una repulsione totale per essa. Se non avete ancora visto questo film siete ovviamente invitati a farlo, oltre che a leggere un altro nostro articolo in cui ne parliamo più approfonditamente. Mi sono voluto avvalere di questo esempio perché, nell’esperimento di cui parleremo fra poco, veniva fatta più o meno la stessa cosa, ma con presupposti e risultati molto diversi rispetto a quelli del capolavoro di Kubrick.

Non starò ad annoiarvi illustrando dettagliatamente le modalità e lo svolgimento del suddetto esperimento. Vi basti sapere che alcuni soggetti adulti (in accordo con gli sperimentatori) vennero messi dentro una stanza piena di giocattoli, fra i quali la Bobo Doll (nome commerciale di una bambola a grandezza naturale che veniva prodotta in quegli anni). Dopo un po’ i soggetti cominciarono ad accanirsi sulla bambola picchiandola, prendendola a martellate, lanciandola contro i muri ecc. Tutte queste scene vennero mostrate ad un secondo gruppo costituito unicamente da bambini (i veri protagonisti dell’esperimento in questione). Nel momento in cui anche i bambini vennero portati nella stanza dei giochi, si verificò un fenomeno che Bandura identificò col nome di “modellamento”, ossia l’apprendimento per osservazione. Infatti quello che successe fu che buona parte di questi bambini, avendo precedentemente osservato i comportamenti messi in atto dal gruppo degli adulti, ne imitò i gesti e le modalità con cui questi ultimi “aggredivano” la bambola. Per rendere meglio l’idea di come si svolse lo studio, allego questo video:

L’apprendimento per osservazione, oltre ad essere il fulcro attorno a cui si svolse l’intero esperimento e una colonna portante delle teorie di Bandura, è un fenomeno che trova riscontro in una miriade di contesti nella vita di un individuo, in particolar modo quando si tratta di bambini. Questi ultimi infatti, non essendo particolarmente dotati di capacità causative (banalmente, la capacità di agire in autonomia per il raggiungimento di uno scopo), sono naturalmente portati ad attuare strategie alternative, tra cui l’agentività per procura (il fatto di delegare un’azione a qualcun altro che sia in grado di attuarla al posto del soggetto, che ne è per qualche motivo impossibilitato) e il sopracitato modellamento, il quale permette di incrementare il proprio bagaglio di conoscenze e di abilità tramite l’osservazione di qualcun altro che le compie e che fa, appunto, da modello. Ovviamente un processo come questo si verifica a tutte le età, specialmente quando il modello da emulare è una persona per cui si nutre una genuina stima e fiducia; e nel caso dei bambini, chi potrebbe meglio incarnare queste caratteristiche se non gli adulti? Teniamo presente che, in moltissime specie di animali, i cuccioli imparano ad interfacciarsi col mondo esterno anche grazie all’ imitazione dei comportamenti degli individui più anziani ed esperti.

A questo punto la domanda sorge spontanea: sulla base di questa naturale tendenza degli individui in giovane età e alla luce degli esiti dell’esperimento trattato, sarebbe saggio esporre i bambini a stimoli che gli permettano di assorbire e considerare come “giusti” determinati comportamenti? Mi vengono in mente i vari videogiochi sparatutto o i film in cui vi è un protagonista particolarmente carismatico che assume condotte lesive verso altre persone, ma la lista degli stimoli che possono innescare un modellamento malsano è ormai pressoché infinita. Chiaramente la mia non è altro che una riflessione ingenua e sicuramente incompleta, quindi sarebbe il caso di lasciare le conclusioni e gli eventuali interventi a chi può realmente avere voce in capitolo: psicologi, pedagogisti, insegnanti e, nonostante tutte le imperfezioni che ci possono essere nel metodo educativo, anche e soprattutto i genitori e la società.

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