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L’importanza delle api per l’ecosistema

Perché le api sono così importanti per l’ecosistema, e come riescono a costruire una struttura sociale fra le più affascinanti del regno animale?

E’ impossibile pensare alle api senza associarle all’alveare, il nido intorno al quale ruota la loro intera esistenza. Viene costruito grazie alla cera secreta da otto ghiandole ceripare presenti sotto l’addome delle api, che viene successivamente lavorata dalle operaie. Il lavoro all’interno di un alveare è estremamente complesso e viene coordinato dalla regina attraverso l’emissione di feromoni.

I feromoni sono delle sostanze chimiche (ad esempio odori impercettibili all’olfatto umano) formate da un gran numero di costituenti. Le api sono in grado di produrne 36 tipi diversi. Lo stesso alveare è marcato dall’odore dei feromoni come segno di riconoscimento, in particolare di CHC (idrocarboni cuticulari) gli stessi odori presenti sulla “pelle” delle api e che sono alla base delle loro relazioni sociali.

I feromoni prodotti dall’ape regina servono per segnalare la sua presenza, dirigere la sciamatura quando è arrivato il momento di costruire una nuova casa altrove, ma sono anche un vero e proprio strumento dispotico di potere: infatti inibiscono la formazione degli apparati riproduttivi nelle api operaie. Queste, oltre a costruire il nido, ripulire le celle, nutrire le larve neonate, hanno il compito di raccogliere risorse dall’esterno, in altre parole sono il fulcro continuamente in fermento di tutto l’alveare.

Le bottinatrici (una particolare categoria di operaie) procacciano il nettare, che serve per produrre il miele. Il nettare viene raccolto in una sacca chiamata borsa melaria, all’interno della quale avviene la prima parte del processo che lo trasformerà in miele, per opera di enzimi presenti nel corpo degli insetti. Una volta tornate all’alveare, le bottinatrici trasferiscono il nettare a un’altra operaia per via orale, che lo passerà a un’altra ancora e così via, formando una catena di trasporto che favorisce un’ulteriore demolizione del nettare in zuccheri più semplici, degradandolo attraverso la saliva.

Il prodotto risultante viene inserito in apposite celle, dove le api, agitando le ali, creeranno la ventilazione sufficiente per far evaporare parte dell’acqua che lo compone. Il procedimento è terminato. Le celle verranno richiuse con un piccolo tappo di cera chiamato opercolo, che impedisce al miele di riassorbire l’umidità esterna.

La raccolta del nettare tuttavia non è importante soltanto perché permette di produrre il miele, ma anche perché consente la fecondazione di alberi da frutto attraverso l’impollinazione.

Il polline costituisce la cellula sessuale dei fiori, prodotta dal pistillo. Le api lo conservano all’interno di concavità nelle zampe posteriori, dette cestelle, e lo portano nell’alveare per sfamare le larve. Durante il processo di impollinazione le api penetrano nel fiore e la loro peluria si impregna di polline, che trasportano poi di fiore in fiore per cercare altro cibo, garantendo così la riproduzione sessuata delle piante con i fiori.

I fiori hanno sviluppato dei meccanismi e odori che attraggono gli insetti pronubi (che favoriscono l’impollinazione). Gli entomologi hanno scoperto che la maggior parte dei fiori impollinati dalle api sarebbero blu, bianchi o gialli, mentre tralascerebbero fiori rossi e rosa, che sarebbero percepiti come neri. Questo probabilmente deriva dal fatto che la vista delle api non percepisce i colori così come lo facciamo noi, ad esempio a differenza nostra sono in grado di percepire l’ultravioletto. Tale abilità è condivisa con le mosche e le farfalle del genere Colias. Quest’ultime sono capaci di apprezzare i disegni che la luce ultravioletta realizza sulle ali dei loro conspecifici e che rivela informazioni come il sesso.

Ad ogni modo è un esempio curioso di interazione non fra specie, ma addirittura fra regni diversi, seppur mossa da scopi egoistici: il fiore elargisce generosamente il suo cibo e sviluppa delle qualità per attrarre le api, mentre le api diffondono il seme creatore. Interrogandosi sulla natura filosofica di quest’atto, è probabile che le api non siano consapevoli di diventare promotori della fecondità vegetale, perciò forse è opportuno parlare di sfruttamento da parte dei fiori delle api.

La segnalazione delle fonti di cibo fra api avviene attraverso la caratteristica e celebre danza scodinzolante, che indica la posizione esatta e la ricchezza delle fonti di cibo. La danza consiste in uno scuotimento dell’addome lungo due semicerchi congiunti da una verticale curvilinea. Una figura che richiama una specie di otto, percorsa dalle api seguendo una frequenza e un’angolazione ben precise. In particolare l’angolazione si riferisce all’angolazione del cibo rispetto all’alveare sfruttando come punto di riferimento la posizione del Sole. Ciò significa che se la fonte di cibo si trova a 50° a sinistra del Sole la danza sarà orientata di 50° a sinistra.

Per quanto riguarda il sistema di difesa e di attacco di questi insetti, mi preme segnalare due cose interessanti per le quali credo che possano essere scherzosamente paragonate a kamikaze. Le api, nel momento in cui pungono la vittima, perdono il pungiglione, che si stacca di netto dal resto del corpo uccidendole e rimane ancorato nella pelle dell’avversario, continuando ad iniettare veleno.

Un “sacrificio” avviene anche fra le api asiatiche, che per difendere il proprio alveare possono circondare in centinaia la preda fino a intrappolarla in una sorta di sfera. Dopodiché, facendo vibrare i propri muscoli, si riscaldano, portando la propria temperatura interna fino a 46 gradi. Il risultato è che la preda muore carbonizzata, e nel corso di questo processo si riscontrano diversi “caduti in guerra”.

Inoltre i maschi delle api, una volta che si sono accoppiati, sono destinati a una tragica fine: le regine strappano loro gli organi sessuali, e anche supponendo che dovessero sopravvivere, verrebbero uccisi dalle api operaie una volta tornati ai rispettivi alveari.

Fonti: https://www.tuttogreen.it/api-insetti-piu-importanti-di-quanto-si-pensi-per-lambiente/
http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/la-misteriosa-comunicazione-delle-formiche-non-solo-antenne-profumi-chc/

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