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Prodotti dimagranti: funzionano veramente?

Esistono numerosi prodotti dimagranti che non necessitano di prescrizione medica, ma sono veramente efficaci? Tutte le varie tipologie di dimagranti hanno effetti sul peso corporeo, ma ad un’analisi dettagliata emergono molte criticità.

In questo articolo prenderemo in esame i prodotti dimagranti da banco (anche chiamati OCT dall’inglese Over the Counter, in quanto solitamente posti vicino alla cassa) ovvero tutti quei preparati che vantano effetti sulla riduzione del peso corporeo, senza necessitare di prescrizione medica.

Le sostanze impiegate per il calo di peso, spesso usate in combinazione e in proporzioni diverse (a seconda del prodotto), possono essere catalogate in:

  • sostanze in grado di influenzare il dispendio energetico stimolando il sistema neuroendocrino come quelle a base di caffeina (per esempio matè, guaranà, tè verde) o simil anfetaminiche come efedra, arancio amaro, sinefrina, fucus, etc.
  • sostanze che possono ridurre l’appetito attraverso svariati meccanismi tra cui un’azione sul tono dell’umore o adattogeni (rhodiola rosea, griffonia, triptofano, iperico, etc…)
  • sostanze che possono aumentare il senso di sazietà e rallentare o in parte ridurre l’assorbimento di una piccola quota di macronutrienti (di solito grassi e carboidrati) e di conseguenza ridurre il quantitativo di calorie assunte. Si tratta spesso di fibre e mucillagini (gomme, glucomannano, psyllium, etc…)
  • drenanti e lassativi che direttamente non portano ad una riduzione del tessuto adiposo in eccesso, ma del peso per perdita di liquidi e feci (si tratta soprattutto di fibre e mucillagini, ma anche equiseto, pilosella, orthosiphon, etc…)

Ma tutti questi prodotti sono effettivamente validi per perdere peso?


Prima di rispondere a questa domanda dobbiamo riportare l’attenzione su un punto importante: perdere peso non significa necessariamente perdere grasso corporeo e migliorare il proprio stato di salute: infatti il peso corporeo è un parametro influenzato da tutte le strutture e condizioni del corpo. Per esempio se bevessimo due litri di acqua o se facessimo una seduta in sauna prima di una pesata il nostro peso corporeo risulterebbe diverso e non sufficientemente accurato a definirci “magri” o “grassi”.

Allo stesso modo alcuni indici basati su pochi parametri corporei possono essere insufficienti a definire lo stato di salute e una buona composizione corporea. Per esempio il Body Mass Index o BMI o IMC (Indice di Massa Corporea in italiano) che si calcola come rapporto tra peso e altezza del soggetto (in metri) elevata al quadrato, sebbene di pratico utilizzo e accettabile per studi di popolazione, rimane un indice grossolano.

Facciamo un altro esempio chiarificatore:
Il valore di BMI per definire una persona definita “normopeso” va dal valore di 18.5 al valore di 24.9. Immaginiamo una persona alta 1.70 m e che pesi in media 73 kg con un BMI di 25.25 (73/1.70*1.70). In base alla scala di riferimento di questo indice per la valutazione del normopeso, sovrappeso e dell’obesità risulterà lievemente sovrappeso. Questa persona volendo migliorare la propria salute, consapevole dei rischi del sovrappeso, inizia a seguire una dieta fortemente ipocalorica, togliere quasi del tutto i carboidrati e assumendo un prodotto drenante (e lassativo) riesce a perdere 3 kg in 10 giorni. Il suo nuovo BMI a 70 kg la fa risultare nella fascia del normopeso con un valore di 24.22. Alla luce dei dati a nostra disposizione, sappiamo effettivamente se questa persona ha perso tessuto adiposo in eccesso? Sappiamo se questa persona, anche rientrando nella fascia del “sovrappeso” in precedenza, aveva effettivamente un eccesso di massa grassa? Possiamo dire che la sua salute sia migliorata dopo la perdita di peso? No.

Quindi, sebbene un prodotto possa vantare in modo legittimo un effetto sul peso corporeo, non è detto che questo effetto sia veramente ciò che il consumatore stava cercando (molto probabilmente migliorare il proprio stato di salute e ridurre la massa grassa).
Gli effetti attribuiti ad alcuni di questi prodotti sono reali, tuttavia spesso sono discutibili se analizzati in modo preciso e la maggior parte delle volte anche molto blandi e temporanei; infatti l’effetto sul peso è evidente soprattutto nel primo periodo di assunzione e tende a scemare nel tempo per meccanismi di adattamento dell’organismo.

Nell’esempio precedente si può notare in maniera abbastanza evidente che la perdita di peso coadiuvata dal prodotto drenante e lassativo sia stata legata soprattutto a disidratazione (perdita di liquidi) e non ad un’effettiva e sicura riduzione del tessuto adiposo.

Analizzando gli effetti delle altre categorie di dimagranti il discorso tende ad essere più complesso: infatti le prime due categorie (stimolanti metabolici e modulatori dell’appetito) sono quelle che maggiormente potrebbero contribuire ad una riduzione del peso anche in termini di massa grassa, sia per l’aumento del dispendio energetico sia per la riduzione dell’introito calorico che dovrebbero indurre nel consumatore, tuttavia persistono forti dubbi sulla sicurezza d’impiego.

Nonostante i dosaggi dei principi attivi siano tendenzialmente bassi nelle formulazioni da banco, l’assunzione di prodotti stimolanti il sistema neuroendocrino è risultata rischiosa, ancora di più se utilizzati da persone con uno stato di salute già compromesso. I possibili effetti dannosi riguardano l’insorgenza di problematiche epatiche o renali (es. fucus), l’alterazione dell’assorbimento di alcuni farmaci (es. iperico nei confronti del warfarin e di alcuni contraccettivi orali) e reazioni avverse più pericolose (ipertensione, aritmie, attacchi epilettici come accaduto con efedra e simili).

Il fatto che questi prodotti possano emulare parzialmente gli effetti di attività fisica (aumento del dispendio energetico) e di una dieta ipocalorica (diminuendo l’appetito e quindi l’introito alimentare) e per questo motivo apparire più “comodi” rispetto al cambiamento dello stile di vita, non garantisce comunque che possano migliorare la composizione corporea (facendo perdere massa grassa) e tantomeno lo stato di salute, come abbiamo appena visto.

Per quanto riguarda la terza categoria ovvero i prodotti che aumentano il senso di sazietà e riducono lievemente l’assorbimento di alcuni macronutrienti (e quindi quello calorico) sicuramente risultano inefficaci laddove sussistano problematiche comportamentali e psicologiche o neuroendocrine legate all’assunzione di cibo (fame da stress, disturbi del comportamento alimentare, abbuffate, etc…), mentre potrebbero costituire un supporto a diete ipocaloriche. Va ricordato tuttavia che l’assorbimento calorico “ostacolato” da questi prodotti non è sufficiente per produrre cali di peso rilevanti e che le sostanze (varie tipologie di fibre) di cui sono composti sono reperibili in alimenti e possono essere assunte attraverso un’alimentazione ipocalorica ben studiata.

In conclusione: la sicurezza e l’efficacia, soprattutto a lungo termine, di questi prodotti è dubbia e nessuno di loro si è dimostrato particolarmente valido al di fuori di uno stile di vita fisicamente attivo e di un’alimentazione equilibrata. Non possiamo quindi pensare che sia sufficiente assumere “prodotti dimagranti” senza modificare abitudini alimentari e di attività fisica in modo piuttosto radicale e duraturo (a seconda della situazione di partenza).

Riferimenti consultati:

  • Dietetica e nutrizione. Clinica, terapia e organizzazione – Giuseppe Fatati, Maria Luisa Amerio – Il pensiero Scientifico Editore – III edizione 2018, ISBN:9788849006216
  • 12 Popular Weight Loss Pills and Supplements Reviewed – Kris Gunnars, BSc – su healthline.com

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