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L’informazione al setaccio

Scrivere le pagine bianche della storia per rompere le bolle di filtraggio. Filtrare le notizie per dimagrire il volume dell’informazione. Lo stretto sentiero del giornalismo nell’ evoluzione del web.

Se il web è diventato il terreno fertile per eccellenza nella proliferazione delle fake news, i giornali non possono proclamarsi del tutto immuni al fenomeno e alla corruzione. Saper setacciare l’informazione è essenziale nel 2020.

Il loro volume appare direttamente proporzionale alla “bulimia dell’ informazione”, già oggetto di studio da mezzo secolo a questa parte, quando fu battezzata “information overload”. Se all’alba del nuovo millennio abbiamo potuto beneficiare in massa delle potenzialità della posta elettronica, uno studio di Fortune 1000 del 1997 ne racconta anche l’ altra faccia della medaglia: Il 50% dei manager veniva distratto sei volte l’ ora dall’ arrivo di mail. 1

Se la bulimia dell’informazione cresce “la conoscenza consiste – sempre di più – nel filtraggio delle informazioni”,  come ha affermato a buon titolo il filosofo Umberto Eco in un’intervista nell’autunno 2015.

Oggi facciamo i conti con i danni derivanti dall’ odierna distrazione da smartphone e dalle bolle di filtraggio, così chiamate perché isolerebbero le persone in una vera e propria “bolla ideologica” escludendole da informazioni che contrastano con il loro punto di vista.  2

L’attualità dovrebbe guadagnare più spazio rispetto alla cronaca nelle nostre testate giornalistiche? Mentre il quotidiano è destinato a diventare carta da buttare l’ indomani, la rete conserva le pagine web rendendole raggiungibili tramite i motori di ricerca. In effetti Internet “viaggia nel tempo” più del giornale.

Il riscaldamento globale funge da esempio pratico di fenomeno difficile da raccontare per giornali e letteratura. Troppo spesso abbiamo sentito dire “le maggiori inondazioni degli ultimi cento anni”. Troppo spesso la cronaca consiste in cattive notizie, mentre le buone notizie rimangono le pagine bianche della storia. E senza una buona storia non si convince nessuno.

La rete sembra essere il terreno fertile per la proliferazione delle teorie del complotto. In una sorta di circolo vizioso, anche i contenuti della televisione e della carta stampata sono legati all’ umore della platea cui è rivolta. Se siamo rassegnati, venderanno di più le notizie che rappresentano tale stato d’ animo.

 Il tema della cospirazione si presta bene alla creazione di temi vendibili come disimpegnato intrattenimento. I problemi sempre più globali (in primis terrorismo e riscaldamento globale) hanno bisogno di impegno per soluzioni globali. E complesse. Che possono essere fornite, ad esempio, dal calcolo distribuito3. Banalmente (facile in teoria e difficile da realizzare..), a ogni computer collegato ad una rete, potrebbe essere affidata una porzione (ad esempio la simulazione del vento sopra una foresta) di problema da risolvere (il cambiamento climatico).

 Capire come e perché attecchiscono le teorie del complotto diventa senz’altro sempre più importante. Ma va fornita una narrazione alternativa e fatta di azione. Questa  potrebbe essere la via maestra per invertire in positivo il circolo vizioso.

RIFERIMENTI CONSULTABILI

Rampini Federico, L’età del caos. Viaggio nel grande disordine mondiale, Collana Strade blu, Milano, Mondadori, 2015

2https://www.repubblica.it/venerdi/2019/08/21/news/come_salvare_il_pianeta_secondo_jonathan_safran_foer-234066954/

3 Bignami Giovanni, Cosa resta da scoprire, Milano, Mondadori, 2011

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