Privacy Policy Un altro sguardo sui disturbi del comportamento alimentare - Antropia

Un altro sguardo sui disturbi del comportamento alimentare

Uno sguardo diverso sulla natura complessa dei disturbi del comportamento alimentare.

Questo articolo non intende porsi come un elenco di criteri diagnostici per i diversi disturbi del comportamento alimentare (D.C.A.), bensì spostare il punto di vista del lettore sulla complessità del problema e le numerose e sottili componenti interconnesse che possono contribuire all’insorgenza di queste malattie.

I disturbi del comportamento alimentare sono patologie multifattoriali, le cui manifestazioni più visibili risiedono nelle alterazioni del comportamento alimentare e del rapporto con il proprio corpo. Tuttavia la natura profondamente complessa di questo fenomeno non può limitarne l’interpretazione ad una sorta di “fissazione irrealistica” verso un’ideale di magrezza e/o a manie di controllo, mancanza di forza di volontà o irrazionalità (come purtroppo talvolta accade).

A livello medico occorre stilare dei criteri diagnostici per guidare lo specialista in modo utile nell’interpretazione dell’anamnesi del paziente. Avere dei riferimenti condivisi e documentati aiuta l’esperto a comprendere come procedere di fronte ad una risposta invece che un’altra da parte del paziente, a comunicare in modo chiaro con altre figure professionali e fornisce le basi per l’avvio di un iter terapeutico mirato.

In psichiatria uno dei riferimenti maggiori è il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche come DSM (in inglese Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), elaborato da studiosi, ricercatori e collaboratori di campi medici come quello psicologico e delle neuroscienze (ma non solo).

Nel DSM, giunto attualmente alla quinta edizione, si è cercato di definire nella maniera più precisa possibile i disturbi mentali, evidenziandone le caratteristiche salienti e stilando dei criteri utili nella diagnosi clinica, fornendo inoltre dati epidemiologici utili a comprenderne la prevalenza e l’incidenza in diversi gruppi di popolazione. Come accade per altre condizioni di salute, esistono differenti sfumature nello stesso problema: per esempio, una persona potrebbe avere il colesterolo totale alto, ma livelli differenti (225 mg/dL, 300 mg/dL o più), altresì potrebbe presentare altre alterazioni metaboliche che, insieme ad alcune caratteristiche del soggetto (come età, sesso, familiarità, eventi pregressi di salute), potrebbero contribuire ad aggravare o meno la situazione complessiva.

Nei D.C.A potremmo dunque trovare sfumature diverse di una stessa forma base, alcune delle quali segnalate nello stesso DSM (es.“forme sottosoglia”), e il tutto, considerando sia le caratteristiche psicologiche uniche di ciascun individuo sia il fatto che spesso i disturbi alimentari si trasformano nel tempo, potrebbe rendere ancora più complesso l’intervento diagnostico e terapeutico.

Tra i disturbi più noti (riportati dal DSM V) ricordiamo, in modo molto semplicistico: anoressia nervosa (estrema restrizione alimentare), bulimia nervosa (restrizione alimentare ed episodi di abbuffate con strumenti di compenso come eccessivo esercizio fisico, vomito autoindotto, abuso di lassativi, etc…), binge eating disorder (abbuffate compulsive, senza compenso), night eating syndrome (disturbo caratterizzato da alimentazione compulsiva serale e/o notturna), picacismo (ingestione cronica di sostanze diverse da alimenti), disturbi sottosoglia (che non rispettano i criteri minimi per rientrare in una categoria), disturbi alimentari non altrimenti specificati, etc…

Alcune cose che possiamo dire osservando e studiando il fenomeno è che: i fattori di rischio sono sia individuali che sociali; ne sono affette soprattutto persone di sesso femminile (soprattutto per Anoressia Nervosa e Bulimia); l’insorgenza è precoce (adolescenti e giovani adulti), la durata tendenzialmente è lunga (mesi o anni); la diagnosi è tardiva nei giovani e negli adulti (in media a 5-6 anni dall’esordio dei primi sintomi); la terapia più efficace è quella multidisciplinare con specialisti esperti (medici, psicologi, psicoterapeuti, dietisti, nutrizionisti, infermieri, etc…).

Molti ricercatori hanno anche rilevato l’emergenza di nuove forme di alterazioni del comportamento alimentare (non ancora inserite nel DSM-V) come ortoressia, vigoressia e altre dispercezioni difficilmente inquadrabili.

Vi sono inoltre tantissime componenti che concorrono allo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare e alcune di queste potrebbero addirittura passare inosservate: per esempio, l’intraprendere una dieta in giovane età, fenomeni di bullismo, pressioni sociali verso determinati stereotipi fisici, pressioni corporee a livello sportivo, interiorizzazioni di un ideale fisico, alterazioni del tono dell’umore, bassa autostima e via dicendo.

È importante ricordare che esistono caratteristiche intrinseche al nucleo familiare e sociale (manifestazioni emotive particolari, perfezionismo, tendenza al controllo, eccessive e pressanti richieste genitoriali, etc…) che possono contribuire all’esordio di D.C.A..  Per questo sarebbe auspicabile che i familiari più stretti o i legami affettivi maggiori del paziente intraprendessero un percorso terapeutico, anche al fine di ridurre atteggiamenti o situazioni che potrebbero aumentare il rischio di ricadute, in modo contribuire efficacemente alla guarigione.

È stato rilevato ancora che alcuni malati presentano in concomitanza altre sofferenze psicologiche e talvolta è difficile delineare cosa sia insorto prima, se il disturbo alimentare o le altre condizioni psichiche; questo si ripercuote inevitabilmente sul processo di cura della persona e ne aumenta ulteriormente la difficoltà.

Le persone che soffrono per un disturbo del comportamento alimentare sperimentano una profonda sofferenza interiore legata a processi interni costruiti e consolidati su una struttura già particolarmente sensibile (si stima per esempio che vi sia una componente di ereditarietà di circa il 40% nell’anoressia nervosa), pertanto l’approccio curativo richiede attenzione, rispetto, pazienza e collaborazione da parte di tutti.

Riferimenti consultabili:

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