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VOCI DAL MONDO: MADRID

VOCI DAL MONDO: MADRID!

Marta Petrini ci racconta la sua esperienza formativa e sociale presso l’Ambasciata d’Italia a Madrid, Spagna, grazie al bando di mobilità internazionale MAECI-CRUI.

1) Il bando MAECI-CRUI costituisce un’occasione formativa preziosa per studenti provenienti da diverse aree disciplinari. Ci spiegheresti brevemente in cosa consiste e quali credi siano i suoi punti di forza e le sue pecche (se ne hai riscontrate)?

Il bando MAECI-CRUI è un bando di mobilità internazionale che offre la possibilità a studenti universitari provenienti da tutta Italia di svolgere un tirocinio presso una sede diplomatica italiana all’estero (Ambasciata, Consolato o Istituto di Cultura). Ha una durata di tre mesi ma è possibile estendere la permanenza per un altro mese con il dovuto consenso della sede ospitante. La scelta della destinazione è molto ampia e si estende al di là delle solite città europee, includendo anche sedi molto prestigiose come la Rappresentanza Italiana delle Nazioni Unite a New York. Questo credo sia il punto di forza fondamentale, perché offre l’opportunità di entrare a far parte di un settore che sarebbe nella maggior parte dei casi decisamente fuori portata per uno studente. Allo stesso tempo, un punto debole si potrebbe riscontrare proprio in ambienti così vasti come le Nazioni Unite, che tendono a essere un po’ dispersivi per quanto riguarda l’esperienza formativa. Infatti, molti studenti prediligono sedi più piccole per poter essere coinvolti di più, ma credo che sia comunque una cosa molto soggettiva. Dipende molto dal periodo dell’anno in cui si lavora e dalle persone con cui ci si ritrova a fare squadra.

2) L’emergenza causata dalla pandemia di COVID-19 ha stravolto i tuoi piani originali, rischiando di privarti di tale occasione. In che modo sei riuscita a gestirla? Ne hai tratto degli insegnamenti?

In realtà io sono stata molto fortunata, perché sono arrivata a Madrid il 10 gennaio quando ancora il COVID-19 era un pericolo lontano. In Spagna la situazione è precipitata intorno all’8 marzo e devo dire che è stato un brutto colpo. Il lockdown è arrivato anche lì e abbiamo iniziamo a lavorare da casa, per quanto possibile. Ovviamente da casa l’esperienza formativa si è andata quasi completamente a dissolvere. Quindi nel giro di poco mi sono ritrovata senza i due motivi principali per cui mi ero trasferita a Madrid: il lavoro e lo stile di vita della città. La cosa però che mi porto nel cuore sono sicuramente le due settimane prima del lockdown, quando ancora non si sapeva bene cosa fare e molti italiani che si trovavano a Madrid chiedevano di poter tornare in qualche modo in Italia. Custodisco gelosamente i ricordi di quei giorni, perché ho potuto far parte della task-force speciale dell’Ambasciata in collaborazione con la Farnesina per fornire assistenza a tutti gli italiani in Spagna nella giurisdizione di Madrid. Ho lavorato tantissimo e molto intensamente, imparando veramente cosa vuol dire agire nel mondo diplomatico quando si ha a che fare con un’emergenza di questo tipo. Lavoravo nell’ufficio stampa dell’Ambasciata, quindi ero sempre a contatto con i cittadini e insieme ai miei colleghi ero la voce dell’Ambasciata. Ricordo molto bene le telefonate, le riunioni, le ore davanti alla televisione incrociando le notizie dall’Italia con quelle locali spagnole. Settimane dopo, quando eravamo riusciti a far rientrare tantissimi italiani, ho avuto il compito di realizzare un bellissimo video per i canali social dell’Ambasciata e del Ministero con tutte le testimonianze degli italiani che erano riusciti a tornare a casa grazie alla nostra assistenza. In mezzo alla tragedia, sono riuscita ad aiutare nel mio piccolo e a trarne insegnamenti preziosi.

3) Quali erano le tue aspettative e le tue emozioni prima di partire, e come sono evolute nell’arco della permanenza?

È stata la mia prima esperienza all’estero di un certo livello, perché non ero mai riuscita a fare altri bandi come l’Erasmus, quindi l’emozione era tanta. Prima di partire speravo di poter conoscere il mondo diplomatico il più possibile, anche per poter capire come indirizzare una possibile carriera futura in quell’ambito. A volte il lavoro diventava un po’ ripetitivo, ma devo dire che in gran parte sono riuscita a soddisfare questo desiderio, anche se la mia esperienza è stata un po’ troncata a metà a causa del Covid-19 perché sono dovuta rientrare prima della fine del tirocinio (il 21 marzo invece del 10 aprile). Ho continuato a lavorare a distanza dall’Italia ma ovviamente non era più la stessa cosa. Speravo anche di affinare le mie capacità linguistiche in spagnolo, ma quello mi è riuscito decisamente di più al di fuori dell’ambiente lavorativo. Madrid era proprio come mi aspettavo, forse anche meglio, e solo a ripensarci mi emoziono.

4) Nell’immaginario collettivo la Spagna è dipinta come accogliente, goliardica, pluralista. L’ambiente sociale e lavorativo che hai incontrato è stato in linea con tale descrizione o ci sono stati frangenti in cui hai avuto difficoltà ad ambientarti?

Assolutamente sì, mi sono sentita da subito a mio agio. Lo stile di vita di Madrid è uno dei migliori che abbia mai sperimentato e ti fa sentire immediatamente a casa. Le persone sono molto alla mano, la città funziona bene e non mancano mai cose da fare o da vedere. C’è gente in giro a qualunque ora del giorno e della notte, non credo di aver mai vissuto in un posto così vivo e vibrante. È una città dove si sta bene insieme agli altri, ma sa farti apprezzare anche il tempo da soli. C’è da dire poi che in Ambasciata eravamo quasi tutti italiani, quindi è stato facile entrare in relazione con i colleghi. Il venerdì spesso ordinavamo la pizza in un ristorante italiano vicino e la mangiavamo tutti insieme in pausa pranzo. Più a casa di così!

5) Ci sono stati momenti in cui hai desiderato di tornare a casa o, specularmente, in cui pensavi di aver trovato lì una nuova casa?

All’inizio è sempre un po’ difficile, ma dopo le prime due settimane sinceramente non ho più sentito questa grossa mancanza di casa, perché ero riuscita ad ambientarmi così bene che mi veniva difficile pensare di andare via. Sentivo decisamente di più la voglia di coinvolgere i miei cari nella vita che stavo vivendo lì e di godermi al massimo l’esperienza finché potevo. Ovviamente la pandemia ha cambiato tutto e lì davvero ho sentito l’urgenza di tornare.

6) Raccontaci la tua giornata tipica in qualità di tirocinante presso l’Ambasciata d’Italia a Madrid.

La mattina alle 9 in punto si iniziava la rassegna stampa revisionando i principali giornali spagnoli (El País, La Vanguardia, El Mundo, ecc…) e anche qualche testata italiana. Selezionavamo le notizie più importanti da mandare al corpo diplomatico dell’Ambasciata. Di solito si finiva entro le 11:30, ma il lunedì spesso si andava anche oltre perché dovevamo revisionare anche i giornali del sabato e della domenica. Per il resto, non c’era quasi mai una routine fissa. A seconda delle giornate rispondevo alle mail e mi occupavo della pubblicazione sui canali social. A volte ho scritto brevi articoli per il sito web. Quando c’erano degli eventi in vista, aiutavo nell’organizzazione generale o nell’allestimento. Mi è capitato di partecipare a riunioni o eventi di particolare interesse per l’Ambasciata, di solito conferenze o dibattiti su temi di attualità, e sono andata due volte al briefing del Consiglio degli Affari Esteri. In questi casi mi veniva sempre chiesto di scrivere dei report. La giornata finiva quasi sempre intorno alle 18, ma anche lì dipendeva sempre dalla quantità di lavoro giornaliero.

7) Consiglieresti questa esperienza a chi sta intraprendendo un percorso di studi simili al tuo?

Assolutamente sì. È un’esperienza molto stimolante, specialmente se non si sono avute esperienze nel mondo del lavoro, e aiuta non solo a conoscere l’ambiente diplomatico italiano all’estero, ma anche a entrare in contatto con persone che lavorano in questo settore e ampliare il proprio network di conoscenze. Inoltre, è un’ottima voce da avere nel curriculum e un buon punto di partenza per capire che tipo di carriera si vuole intraprendere. Un consiglio che mi sento di dare è di scegliere una città che pensate vi possa interessare in quanto a contesto culturale e politico, perché anche quello fa parte dell’esperienza formativa nel suo complesso.

Ringraziamo calorosamente Marta Petrini per aver condiviso con noi la sua esperienza. Per leggere altre interviste di questo tipo, clicca qui!

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